sabato, 28 novembre 2009

Coincidenze
*
Liliana, nel riordinare la casa come ogni mattina, si ricordò di cercare un foulard che aveva intenzione di indossare sul giaccone, uscendo per fare la spesa.
Se ne andava lemme lemme, facendo i soliti servizi un po’ cercando un po’ riordinando,quando s’imbattè in un pacco, che su di un ripiano d’un armadio s’era mimetizzato fra pile di pullover.
Che ci sarà mai, in questo pacco? Si chiese mentre lumacosamente scartava più strati di carta e paglia.
Quando finalmente, i suoi lenti movimenti( non vi meravigliate: la lentezza è una sua scelta che lei definisce “lusso”) le consentirono di giungere nel cuore del pacco, rimase stupita : una statuina del bambino Gesù dormiente con le manine giunte sulla guancia destra,un sottile cerchio dorato come aureola ed un vistoso batuffolo di paglia, le si rivelarono, facendole aggrottare la fronte.
Scavando nella sua memoria affollata di persona anziana qual era,
ricordò d’averlo vinto un Natale di moltissimi anni prima, forse più di venti, in una lotteria parrocchiale, come secondo premio. Il primo premio venne vinto da un’altra signora, che lei subito invidiò, perché si trattava d’una bella natività composta da pastori napoletani protetti dal vetro d’una campana.
Ricordò ancora d’aver guardato perplessa quel bambinello di gesso che gli parve troppo grande e poco adatto ad essere esposto in una casa ( le sembrava anche di rozza fattura…insomma piuttosto bruttino…ma non si permise di dirlo, trattandosi del Bambino Gesù…)
Se pure gli avesse voluto accostare la Madonna e san Giuseppe, ne sarebbe risultata una natività molto ingombrante…insomma, Liliana, quasi non fu contenta d’aver vinto quel secondo premio, per cui lo conservò accuratamente.
Qualche anno dopo, lo ritrovò senza averlo cercato, in un baule, e si accorse che si era spezzata una gamba.
Non avendo il coraggio di riporlo così come stava, cercò il suo tubetto di colla, rimise a posto la gamba, ed infine lo conservò nuovamente, senza lasciarsi minimamente sfiorare dall’idea di esporlo nella sua casa, in occasione dell’imminente Natale.
Da quel momento, il Bambino, fu decisamente dimenticato e trascorsero tanti anni, tanti Natali.
Ora, inaspettatamente, in quel giorno piovoso novembrino, quel Bambino era ancora lì, tra le mani piccole e magre di Liliana invecchiata imbarazzata e pensosa,e nel silenzio e nella solitudine della sua casa, fin troppo libera del suo tempo lento, scorse la bellezza di quel volto ed il sorriso, che tanto tempo fa, non vide. Fu come una rivelazione.
Capì, che quel giorno lontano, vinse il FULCRO  del presepe…
Lo guardò a lungo e si disse :
 “Diamine…sono proprio un’ingrata, Gesù mio piccolo e bello, sei venuto TU da me, ed io che ho fatto? Ti ho messo da parte…ho pensato ch’eri troppo grande…che non potevo esporti...che stupida sono stata finora…a non capire…sii sempre grande Gesù nel mio cuore…non so ancora dove sarà il tuo posto, ma certamente c’è già quello dentro me da sempre, e TU lo sai vero?...”
Quindi da quel momento, Liliana si sforzava di capire, in quale camera ed in quale posto avrebbe potuto esporre il Bambino Gesù che effettivamente, era alquanto grande, lo misurò infatti ed era lungo ben trentotto centimetri, non era facile nemmeno, trovargli una culletta….
Il giorno dopo si recò al negozio d’un nipote che vendeva pastori dell’arte presepiale napoletana, onde consigliarsi a quale artigiano rivolgersi per una culletta su misura.
Per qualche giorno, nella solita quotidianità di piccoli insulsi e ripetitivi gesti dei mestieri casalinghi, fu occupata mentalmente e silenziosamente (ma d’altra parte, con chi parlarne, visto che viveva da sola?) dal pensiero fisso di dover trovare un posto dove degnamente esporre la sacra e benedetta statuina.
Dopo qualche giorno, una mattina ebbe la visita della sua figliola sposata Marina, che era venuta a farle un saluto prima di recarsi al lavoro, ed era un po’ contrariata dal fatto che la sua tivù s’era irrimediabilmente guastata, ne avrebbe dovuto comprare una nuova, ed al momento non poteva.
Era dispiaciuta per suo figlio Matteo, che in occasione d’un incontro sportivo che sarebbe stato trasmesso nel pomeriggio, aveva invitato alcuni suoi cari amici…
Liliana, che è sempre contenta di vedere contenti i suoi figli, subito propose di regalarle la tivù del suo soggiorno;
“Puoi prenderla, a me non serve, perché ho già quella piccola in cucina, e l’altra in camera da letto che guardo la sera…”
“Mamma non voglio…perché te la devo togliere?...No…grazie!”
“Ti ripeto-insistè- Liliana, non la guardo mai…puoi prenderla tranquillamente…”
Nel pomeriggio, ritornò Marina col marito, ed al momento Liliana restò un po’ sorpresa, ma la figlia le rammentò della tivù e le disse che erano venuti per portarla via.
“Ah…ma certo”-disse guidandoli verso il soggiorno-
Dopo poco si ritrovò sola, dinanzi al tavolino alto spazioso impolverato e liberato dalla tivù ma…
Ecco!!- si disse fra sé- un bellissimo posto disponibile per mettere in bella mostra la statuina del mio Bambino Gesù…”
Andò subito a prenderlo e nel ritornare si accorse che nel ripiano inferiore del tavolino, c’era un cesto…che prima non aveva notato…
“Ed ecco la culla!” pensò trionfante.
Tornò nella camera di lavoro, dove le fa compagnia il suo PC, con cui si tiene in contatto con i suoi amici internettiani.
Aprì un armadio e cominciò a cercare quei bei centrini che sua madre eseguiva lavorando all’uncinetto…ne ritrovò alcuni di filo scozzese ecrù molto belli, con cui potè rivestire il cesto a mo’ di culletta.
Ed ora eccolo lì, il bel Bambino Gesù, esposto con un anticipo sul Natale, di circa un mese e mezzo.
Ora, Liliana non c’è in casa…è andata a comprare degli angioletti per far compagnia al piccolo nato prematuramente!
Prima di uscire, però, ha telefonato alla figlia raccontandole la strana coincidenza…
“Ah ora capisco-le ha risposto Marina- è stato Gesù che per aiutarti a trovare subito il posto per la sua culletta, ha fatto guastare la mia tivù… Lui sapeva già che mi avresti dato la tua….ahahah!”
*
Napoli, 10 novembre 2009-Lili

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venerdì, 27 novembre 2009

Albero

 

Ti ho visto, albero,

sul fianco roccioso

della montagna

estenderti in bilico

il tronco spaccato

come cuore dilaniato.

Ho sentito le tue radici

spingersi nelle profondità

degli strati, a cercare la terra

nella difesa estrema

del dono della vita.

Ho sentito la tua sfida

al vento al gelo alla tempesta

e la tua voce: “ Anche così

mio Dio…sì…anche così!”

T’ho visto solitario

eremita ed asceta

incurante dell’abisso,

proteso verso l’alto infinito

alla ricerca di Dio,

sul fianco della montagna

rocciosa cattedrale,

guglie avvolte

nella nebbia del silenzio.

 Lili

*

Può capitare di cercare al di fuori di noi la voglia di vivere;

Bisogna invece cercarla dentro di noi. Lili

postato da: ciaolili alle ore 19:23 | Permalink | commenti (2)
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venerdì, 20 novembre 2009

Contemporaneità

Mentre il vento

disperde

con moti dispettosi

le foglie gialle,

il cuore raccoglie

le note disperse

nell’aria

d’una canzone amata

e le conserva.

Lili

*

C'è un universo infinito fuori di me.

C'è un universo infinito dentro di me. Lili

 

 

postato da: ciaolili alle ore 19:41 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 18 novembre 2009

QUESTA ROSA

 

Questa rosa fulgente

che da un bicchiere d’acqua

il suo profumo espande,

non è una rosa…

è un sentimento.

Questa rosa speciale, fragrante

colta nel giardino dei pensieri miei

non è una rosa come tante:

non durerà un sol giorno,

non è fiorita per morire

in un lontano ricordo.

Questa rosa, rossa come il fuoco

vivido, d’un vivido tramonto,

che sta lì, davanti alla tua foto

coi suoi petali folti,rugiadosi…

non è una rosa…

è lo scrigno della mia tristezza.

Questa rosa fresca silenziosa,

unica,nella sua unica bellezza

che fa di lei, tra i fiori,la regina

non è una rosa…

è il mio messaggio che tu intendi,

amore.

 

 Lili

*

C'è il silenzio che innalza preghiere,

quelle più semplici e vere. Lili

 

 

postato da: ciaolili alle ore 12:01 | Permalink | commenti
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venerdì, 13 novembre 2009

La musica…

 

La musica tacque.

E il silenzio giunse

imbarazzante

come una smemoria.

E vani furono

i tentativi

di parole nuove.

Quelle vecchie

s’erano perdute

fra neuroni scollegati.

A meno che lui/lei

non avesse voluto,

fra le poche

rimaste registrate

su eroiche sinapsi

avventurose,

scegliere fra le superstiti,

quelle più comuni.

Per esempio: “mi manchi”

e basta.

Ma questo non avvenne.

E il silenzio rimase

imbarazzante ed irrisolto

come una improvvisa smemoria

di parole cercate,perdute.

 

Lili

C'è il silenzio che divide là dove ci sono rancori

e il silenzio che unisce e che lascia parlare

gli sguardi ed i gesti d'amore.

 

postato da: ciaolili alle ore 14:54 | Permalink | commenti (5)
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giovedì, 05 novembre 2009

NOVEMBRE

 

Novembre vai cancellando

lo splendore dell’autunno

e gli ultimi giorni chiari

che m’ allietavano l’animo.

 

Con le nuvole bigie

hai nascosto le stelle,

sassi inutili e vani

dispersi nello spazio

come piccoli pianeti senza vita.

 

Roteano nel cielo profanato,

nembi saettanti ;

piovosi inondano le colline nude

trascinando fango

tra ulivi annosi e contorti

dai tronchi spaccati

che resistono al vento

parlando alle querce

spogliate ed ai ciclamini

del sottobosco buio e silente.

 

Novembre dei crisantemi e dei morti

dei cimiteri affollati di gente

di fievoli lumini e di preghiere

accendi camini di legna bagnata

e mandi scintille dai comignoli neri.

 

Novembre di fatiche e pensieri,

di aghi di pini sotto  passi crepitanti,

di foglie rosse morte macerate

 di nebbie come  rimpianti

di persone mai  dimenticate.

 

Novembre di fascine affastellate

nei boschi di castagni fronzuti

con mani dure callose contadine;

di focolari ed odori perduti

tra strade silenziose di colline

e passi pensosi solitari e muti.

 

 

Liliana Batà  2 novembre 2009

 *

Nella vita quasi sempre giunge un momento in cui

si ha bisogno di chiedere.

Non farlo è solo un inutile gesto di superbia. Lili

 

 

 

 

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lunedì, 02 novembre 2009

Per ALDA MERINI

 

Ventuno marzo:

la primavera ti fu madre

ed in quell’anno

fosti il fiore più bello.

 

Come Proserpina nascesti lieve

col sorriso di chi

nell’anima serba

solo profumi d’erba

campi di fiordalisi

vividi colori di poesia.

 

Come Ade innamorato,

negli Inferi

ti sospinse fragile,

la tua malinconia.

 

La tua voce sommessa

fu un canto triste e innamorato della vita.

Parole silenziose gridate

nel rimpianto dell’amore

che cercasti testarda.

 

Ventuno marzo:

la primavera ti fu madre

e sempre rifioristi.

Sbocciasti profumata

sempre

in petali sottili e folti

in chioma scarmigliata.

 

Liliana Batà-

 

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lunedì, 02 novembre 2009

Per ALDA MERINI

 

Ventuno marzo:

la primavera ti fu madre

ed in quell’anno

fosti il fiore più bello.

 

Come Proserpina nascesti lieve

col sorriso di chi

nell’anima serba

solo profumi d’erba

campi di fiordalisi

vividi colori di poesia.

 

Come Ade innamorato,

negli Inferi

ti sospinse fragile,

la tua malinconia.

 

La tua voce sommessa

fu un canto triste e innamorato della vita.

Parole silenziose gridate

nel rimpianto dell’amore

che cercasti testarda.

 

Ventuno marzo:

la primavera ti fu madre

e sempre rifioristi.

Sbocciasti profumata

sempre

in petali sottili e folti

in chioma scarmigliata.

 

Lili

postato da: ciaolili alle ore 20:55 | Permalink | commenti
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