
Lili

Lili

‘A canzona ‘e l’autunno
Me sta trasenno
dint’ a l’anema
st’autunno,
e so’ ‘na foglia gialla
scippata d’ ‘o viento,
e so’ ramo
e n’albero spugliato.
So’ musica e canzone
so’ ballo ncopp’ all’onne
e n’auciello migratore.
Songo ‘o culore
‘e tanta petali arruffati,
profumme ‘e l’urdeme
sciore ‘e chesta vita.
So’ nuvola grigia e ghianca
ca sbarèa p’ ‘o cielo
e quanno po’ se stanca
scenne comm’a nu velo
e chiagne ncopp’’a terra.
E quanno sarrà vierno
ca tutto ‘o friddo porte,
allora sarragge neve silenzio
…. e morte.
Giesù…
comme me sta trasenne
dint’ ‘a l’anema
‘st’ autunno…
Lili
Il silenzio è prezioso quando dentro te
non c'è solitudine. Lili

Lili


CIPRIA
In un tempo in cui non esisteva ancora il Tempo, ed in un luogo in cui non esistevano ancora Luoghi, aleggiavano nell’Infinito gli Dei eternamente felici sebbene talvolta un po’ annoiati.
A loro bastava avere un’idea per vederla subito realizzata e se da un lato questa onnipotenza li rendeva soddisfatti, la faciltà con cui potevano materializzare il frutto della inesauribile fantasia, generava in loro ben presto una strana assuefazione alla felicità che si evolveva in noia.
Il capo degli Dei, Eneb, indisse allora un’assemblea per decidere insieme, con la forza di tutte le varie inesauribili fantasie, il da farsi per non incorrere più in quello spiacevole malessere chiamato “noia”.
Può sembrare strano che queste divinità colme di oceaniche fantasie con cui potevano soddisfare ogni desiderio, avessero timore di questo strano male.
Il fatto di non dover attendere, sperare, tentare, riprovare, sacrificarsi, disperare, tormentarsi, preoccuparsi, esultare o avvilirsi, svuotava d’ogni emozione le loro conquiste facili e rapide come fulmini.
Fu così che la formidabile assemblea, nell’unione delle cosmiche fantasie, partorì l’Idea tra le idee:
creare subito un pianeta colmo di vita, con foreste, laghi, fiumi e mari, montagne alte a toccare cieli azzurri e nuvole bianche, un’infinita varietà d’animali fra cui l’Animale per eccellenza : l’Uomo.
Quel pianeta sarebbe stato la loro salvezza, il loro perpetuo divertimento : un Teatro dove si sarebbero rappresentate senza fine, commedie, danze, musical, drammi, tragedie.
E come tutti i teatri che si rispettino, andava illuminato da un faro sempre acceso, affinché ogni più piccolo evento non sfuggisse alla loro morbosa curiosità : fu così che venne creato un astro d’oro infuocato che chiamarono Sole.
Quando la forza di tutte le divine fantasie si espresse in un atto di volontà, apparve dunque nello Spazio Infinito l’astro d’oro attorno a cui si vide ruotare un delizioso pianeta azzurro di mare e cielo che gli Dei battezzarono col nome di Terra.
Fu allora su quel pianetino che nacquero il Tempo e lo Spazio.
Gli Dei smisero di annoiarsi perché gli spettacoli offerti dalla Terra, illuminata perennemente dai chiari raggi del Sole, offrivano un susseguirsi di eventi e relative emozioni di cui si sentirono partecipi ed anche se talvolta si sconvolgevano per le tragedie ed i drammi, potevano subito cambiare per non piangere troppo, cercando accadimenti allegri e musiche consolatorie.
Tutto sommato, i dolori della Terra,così come le gioie, rimanevano pur sempre al di fuori della loro esistenza!
Il capo degli Dei, Eneb, ebbe un giorno l’idea di “zummare” lo sguardo su di un intricato boschetto terrestre, ricco di castagni, ulivi, vigne ricolme di opulenti grappoli d’uva scura, laddove viveva una numerosa colonia di gnomi e minuscole fate alate che, volando a bassa quota tra ciclamini e fragole ed altre piantine del sottobosco, parlottavano d’una loro compagna.
Eneb conobbe così una lacrimevole storia che lo rattristò molto: una piccola fata alata, di nome Cipria, correva il rischio di diventar cieca.
Ancora zummando, Eneb la cercò tra i ciuffi di violette e miosotis.
La vide distesa a terra, pallida e sofferente e cercando di capirne le ragioni, continuò ad ascoltare i discorsi delle compagne che volando continuavano a parlare di lei, con toni preoccupati.
Seppe così che Cipria guardava sempre il Sole di cui s’era innamorata e da quanto continuò ad udire, gli parve di capire che anche l’astro d’oro ricambiava l’amore avvolgendola negli abbracci dei suoi raggi abbaglianti ed ora gli occhi della dolce fatina rischiavano di bruciarsi irrimediabilmente.
Eneb, commosso, convocò una nuova assemblea di tutte le divinità per concordare una soluzione
di salvezza per la tenera fatina innamorata.
Non fu facile, perché le varie divinità piuttosto egoiste, temendo di perdere la visione dei loro spettacoli preferiti, non si pronunciarono sui possibili rimedi.
Ma fortunatamente tra gli Dei, ci fu Ombretta che generosamente si offrì di scendere sul pianeta azzurro, ogni giorno per almeno sette od otto ore, così da dare buio e ristoro agli occhi della dolce Cipria.
Fu così che
Ma nei giorni seguenti, gli Dei si accorsero che tutte le creature della Terra, di notte cominciarono a temere il buio ed a perdersi nei sentieri scuri. Ci fu perciò un nuovo problema da risolvere.
Eneb si rivolse stavolta direttamente a Cipria che intanto si era profondamente addolorata d’avere involontariamente arrecato danno a tante creature terrestri che vivevano
-Una soluzione ci sarebbe, Cipria- le disse- dovresti accettare di vivere nel Cielo come un astro argentato tale da illuminare
Cipria accettò, sebbene profondamente addolorata al pensiero di non poter più vedere il suo adorato Sole.
Voi ora state pensando che la storia finisca così malinconicamente?
Niente di tutto questo!
Cipria diventò un astro d’argento amato non solo dal Sole, ma da tutte gli innamorati della Terra che la chiamarono Luna.
Luna fu accompagnata in volo da moltissime sue amiche fatine alate che vollero farle compagnia tramutandosi in stelle e stelline dal luccichio trepidante d’amore.
E non finisce qui!
Perciò, quando di notte guardando il cielo vi capita di non veder
8 ottobre 2009-Liliana Batà