lunedì, 30 marzo 2009

Profumo di orme e di fresie

 

Aveva parlato a lungo alla folla di poveri, reietti, diseredati. Aveva guarito molti ammalati che avevano sperato in lui e lo avevano atteso lungo la strada.

Molte parole d’amore erano entrate nei cuori, molte virtù erano uscite dal suo corpo.

Ora si sentiva stanco.

Si misero in cammino per raggiungere le rive del Giordano.

S’era fatta sera e la folla che lo aveva ascoltato cominciava a disperdersi  vociando sommessamente.

“ Sei stanco Rabbi, fermiamoci su questa sponda, hai il volto pallido, tirato, segnato da solchi profondi di stanchezza…” gli disse Simone, il suo discepolo più anziano e pratico.

Gesù  non proferì parola, ma fece un cenno d’assenso.

C’era una grossa pietra lì, poco distante : si sedette a terra poggiando la schiena verso quel masso solitario. Il piccolo gruppo di persone che ancora lo seguiva, si fermò con lui. Tutti si misero a sedere sulla sponda del fiume e guardando il fluire calmo delle acque ristoratrici e fresche, si addormentarono.

Poco prima dell’alba, quando ancora nel cielo le ultime stelle, quelle più luminose, indugiavano nel tramontare, Gesù si svegliò, ma forse aveva solo chiuse le palpebre per  riposare gli occhi brucianti, senza mai addormentarsi veramente.

Dalle acque del Giordano spirò un soffio di vento ed in quell’alito, si alzò e senza scuotere la terra dalle vesti, mirando l’orizzonte lontano, se ne andò vagabondo solitario col suo carico d’amore tanto pesante da dargli dolore.

Se ne andò con passo leggero quasi levitando ma stranamente, quel suo andare lasciava sulla terra umida e calpestata, impronte ben profonde ed incisive.

Simone e Maria di Magdala sfiorati e svegliati anch’essi da quell’alito di vento, lo videro allontanarsi ma tacquero, non si mossero.

Poco dopo anche la luna rosa tramontò ed i primi raggi di luce accesero il nuovo mattino. Nell’aria si diffuse lo stupore  del profumo di piccole fresie sbocciate nella notte, intorno alla grande pietra ed in quella parte di sponda dove il corpo di Cristo, giacendo aveva trovato ristoro.

Si risvegliarono tutti e nessuno si dispiacque né si sorprese dell’assenza del Rabbi, tutti capirono in un lampo, che per ritrovarlo, avevano da fare una sola semplice cosa: calcare le sue orme, ch’egli, nell’andar via, aveva lasciate ben visibili, indelebili, a tutti i viandanti della terra, che amandolo, avessero voluto seguirlo nel cammino.

 

Lili

In LUI sono le nostre radici.

Non dimenticartene. Lili

 

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sabato, 28 marzo 2009

‘O  m u n n o

 

‘O munno è nu teatro all’aperto

addò ‘a scenografia

è fatta ‘e cielo e mare,

cimme appuntute ‘e muntagne,

abissi,laghi e campagne

e miliune e miliune

‘e strade, vicoli e vicarielli.

Nun ce sta ‘o sipario ca s’arape

e nemmanco ‘o palcoscenico,

lo spettacolo è continuo

e si svolge pe’ tutte ‘e vie d’ ‘o munno

sia ca nce sta ‘o sole

ca si chiove ‘a zeffunno.

E’ un’immensa rappresentazione

ca nun tene inizio e nun fernesce maje

nuje simmo pubblico ca guarde

e a vote ride e a vote chiagne

ma simme pure attori e cantanti

musicisti e saltimbanchi,tutti quanti.

Dint’ a ‘sta eterna rappresentazione

nascene e crescene criature

ognuno ca parta soja

ognuno co destine scritto;

‘o spettacolo,pe’ regola ‘e teatro

nun s’adda fermà maje.

‘O Pateterno ‘a cielo ogni tanto

arape ‘e nuvole surveglia,

se ntrattene a guardà e…se sfezèa.

 

Lili

Il razzismo, la storia insegna, messo alla porta,

cambia veste per  rientrar  dalla finestra. Lili

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giovedì, 26 marzo 2009

Risveglio

 

Straccetti sfrangiati di nubi luminose

dai raggi di sole trafitte,

rivelano un cielo d’azzurro

fino a ieri nascosto da nuvole nere

che notturna pioggia liberò.

L’aria purificata è quella

della stagione attesa

attraversata dal canto degli uccelli

mimetizzati tra foglie polverose

di rinverditi rami

o saltellanti come batuffoli lievi

tra fili d’erba curvi

sotto il peso di gocciole rugiadose

fatte prismi di minuscoli arcobaleni.

Le ginestre aspre e selvagge,

macchie spruzzate di sole,

si sporgono dai fianchi e dai dirupi

di collina in collina.

Lungo rive d’acque chiare

che, divinità silvane han risvegliato

in sinuosi alvei pietrosi,

si muove la vita nascosta

di fuggitive lucertole

e laboriosi insetti, tra sassi

umidi di muschio e fili verdi.

Timpani percossi da sapienti mani

d’invisibili creature

battono un ritmo bitonale

a ridestare il bosco ed il cuore

ancora sonnolenti

nei rifugi socchiusi

a spiare l’aria nuova.

Magia.

Bellezza.

Amore.

 

 

Lili

A volte la vita disperde gli amici in luoghi lontani,

ma essi rimangono nel ricordo,

cari e sempre giovani. Lili

 

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sabato, 21 marzo 2009

Non toglietemi…

 

Non strappatemi per favore,

i piccoli ciuffi di violette.

Son piccoli ciuffi generosi,

non me li calpestate,

stan dormendo sotto  rami

di mimosa, non disturbate

l’innocente riposo.

Quando le rivedrò fiorire,

saprò che il sole

non sarà più freddo:

lasciatemi la gioia di spiare

tra quelle foglie verdi e tonde

e di scoprir di nuovo,

le prime timide corolle

di minuscoli petali viola,

stretti ancora nell’abbraccio

di impavidi ciuffi freddolosi,

nel gelido inverno che perdura.

Quando le rivedrò fiorire

riavrò il sorriso ed il profumo,

e la speranza della primavera.

Non toglietemi per favore

i piccoli ciuffi di violette,

lasciate che l’emozione

e lo stupore mi pervadano,

ch’io le saluti ancora…

 

09/01/2005 Lili

La speranza illumina il cammino della vita.

La Primavera ci insegna la speranza. Lili

 

 

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giovedì, 19 marzo 2009

19 marzo

San Giuseppe

FESTA  DEL  PAPA'

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giovedì, 19 marzo 2009

PATERNITA'

Auguri a tutti i papà del mondo!

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mercoledì, 18 marzo 2009

 A Martina

 

Vucchella doce

faccella tonna

uocchie nnucente...

tu si n’alba rosa

doppa ‘na nuttata,

ru raggio ‘e sole

ncoppa a nu prato nfuso,

tu si nu juorne ca sponte,

si nu sorrise,

si ‘a speranza

si ‘a vita ca torna,

‘a primmavera doppo ‘o vierno,

si nu cielo sereno

si ‘o profumme de sciure,

sciatille ‘e vvìole:

“Rusellaemaggiamia”!

 

Napoli 7-giugno 94- Lili

 

 

 

 

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domenica, 15 marzo 2009

 

GIUSEPPE

 

Nella modesta bottega di carpenteria si udivano decisi e regolari colpi di martello, il lavoro, un aratro,  era quasi compiuto quando i colpi s’interruppero.

Una smorfia di dolore fece piegare in due Giuseppe il carpentiere e prontamente il figlio lo sorresse dicendo preoccupato:

“Padre, riposati, porterò io a termine il lavoro ormai quasi terminato…”

“ Sì Giuseppe- aggiunse premurosamente Maria sua moglie- entra in casa e distenditi  per meglio riposare, lascia che sia Gesù ad occuparsi della bottega e della consegna del lavoro commissionato”.

L’ uomo quasi accasciato e chiaramente sofferente si lasciò convincere ed a passo incerto si diresse verso l’uscio di casa, sorretto dalla moglie e dal figlio.

Giunse la sera e dal silenzio degli spazi, un grande raggio di luna entrò dalla minuscola finestra ad illuminare di luce bianca il volto dell’uomo che quietamente moriva, disteso su di un modesto giaciglio d’una umile casa piena d’amore.

Nessuno seppe mai, che l’ uomo,non vecchio, entrò nell’eternità sorridendo ad una turba d’ angeli, nessuna morte  fu  più dolce di quella: il suo ultimo respiro si liberò piano da quel petto santo, stringendo a destra la mano del suo figliolo e del suo Dio, ed a sinistra  la mano della dolce Maria, madre di Dio.

Accompagnato dagli occhi più belli del mondo, quelli di Gesù e quelli di Maria sua sposa di cui fu sempre innamorato, egli chiuse i suoi per scivolare fuori  dal suo corpo terreno e volare verso il Cielo.

*

San Giuseppe è onorato come il patrono della buona morte, dei falegnami, carpentieri, lavoratori, dei padri di famiglia…

*

*

Lili

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domenica, 08 marzo 2009
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domenica, 08 marzo 2009

Noi Donne

 

Siamo le stelle di un firmamento

sceso in terra per strade infinite,

cosa mai sarebbe la vita

senza la luce del nostro amore?

Siamo i piccoli splendidi soli

che regalano sempre calore.

Miscuglio inscindibile di tinte e mistero

di sete, di nastri, di occhi sognanti

di volti gioiosi, di rughe pensose,

di cipria rossetti creme idratanti,

di pizzi merletti  e stoffe scadenti

di abiti lisi e vestiti firmati,

di grida, di risa ,di pianti e di canti

di rabbia,di slanci, di balli mai stanche,

di mani callose di mani bianche:

lavoro e cuore cuore e lavoro.

Certamente non è il potere

il nostro obiettivo maggiore:

siamo capaci di dare soltanto.

Siamo il sale e il cibo che sfama

chi ci è vicino e forse non ci ama.

Siamo noi donne come fior di mimosa,

la prima a fiorire sotto il cielo invernale.

Siamo inspiegabili o complicate

e quasi sempre poco capite,

ma…

siamo noi l’allegria della vita!

*

3 marzo 2003 –Lili

*

*

Domina

 

Gioiosa donna

(serva regina fanciulla bambina)

come cascata d’acque impetuose

precipitante da alti salti

dominatrice polverizzata

in microgocciole magiche:

invisibili prismi capaci

di scindere luce in improvvisi

molteplici arcobaleni

di raggi curvi e colorati

di viola di rosso d’azzurro di verde,

nuvola d’acqua d’alta montagna

che tutto pervade che tutto bagna,

canto di vita che tende alla gioia

che ferite fascia e dolori lenisce,

canzone d’amore di bellezza e di pianto

che si perde e si sperde e si spende

in vicoli ciechi tortuosi sentieri

d’un mondo violento tremendo

di sempre: di oggi di ieri.

*

7 marzo 2009 Napoli Lili

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