
19 marzo-racconto
Nella modesta bottega di carpenteria si udivano decisi e regolari colpi di martello, il lavoro,un aratro,era quasi compiuto quando i colpi s’interruppero.
Una smorfia di dolore fece piegare in due Giuseppe il carpentiere e prontamente il figlio lo sorresse dicendo preoccupato:
“Padre, riposati, porterò io a termine il lavoro ormai quasi terminato…”
“ Sì Giuseppe- aggiunse premurosamente Maria sua moglie- entra in casa e distenditi per meglio riposare, lascia che sia Gesù ad occuparsi della bottega e della consegna del lavoro commissionato”.
L’ uomo quasi accasciato e chiaramente sofferente si lasciò convincere ed a passo incerto si diresse verso l’uscio di casa, sorretto dalla moglie e dal figlio.
Giunse la sera e dal silenzio degli spazi, un grande raggio di luna entrò dalla minuscola finestra ad illuminare di luce bianca il volto dell’uomo che quietamente moriva, disteso su di un modesto giaciglio d’una umile casa piena d’amore.
Nessuno seppe mai, che l’uomo,non vecchio, entrò nell’eternità sorridendo ad una turba d’angeli, nessuna morte fu più dolce di quella : il suo ultimo respiro si liberò piano da quel petto santo, stringendo a destra la mano del suo figliolo e del suo Dio, ed a sinistra la mano della dolce Maria, madre di Dio.
Accompagnato dagli occhi più belli del mondo, quelli di Gesù e quelli di Maria sua sposa di cui fu sempre innamorato, egli chiuse i suoi per scivolare fuori dal suo corpo terreno e volare verso il Cielo.
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San Giuseppe è onorato come il patrono della buona morte, dei falegnami, carpentieri, lavoratori, dei padri di famiglia…
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Lili