
Una storia da non raccontare
*
Una compagna c’era
in terza media
noi eravamo ancora bambine
ma lei era già una signorina.
Era alta e bella
d’una bellezza semplice ed antica
aveva trecce lunghe e bionde
piegate dietro la nuca.
In tutta la scuola
“Santa Maria di Costantinopoli”
lei era l’unica ad arrivare
stretta al suo fidanzato
mani intrecciate,
che sembrava proteggerla.
Lei mi stupiva.
Perché non sorrideva.
Lei era l’unica ad osare
di giungere a scuola
mani intrecciate
quasi abbarbicata al fidanzato.
Non parlavano.
Solo camminavano.
Stretti.
Lei era un’italiana di Zara.
Aveva denti belli ma non sorrideva
e non ricordo più il suo nome.
Lei era un’italiana di Zara.
A quel tempo non si poteva
giungere in una scuola media
mano nella mano del fidanzato.
No. Non si poteva.
Ma nessuno la rimproverò mai:
lei suscitava rispetto
lei faceva pensare
ad una tragedia mai raccontata
che nessuno voleva ascoltare.
A quel tempo non si poteva
giungere in una scuola media
mano nella mano del fidanzato.
Si poteva però nascondere
la storia delle foibe.
Nessun libro ne parlò, infatti.
Lei era un’italiana di Zara.
Sì, di Zara.
E molto tardi ho capito.
*
*
Lili