
Da " Un presepe di parole" ed. " faidate"
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Racconto di Natale
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Poco più di 2000 anni fa,
in quel piccolo villaggio fatto di case di sabbia e paglia e di spazi ricavati nelle grotte delle colline che abbracciano Betlemme, al primo calar del sole, la gente già dormiva, perché si alzava allo spuntar del primo raggio di luce.
Vivevano quasi tutti di pastorizia: gli uomini si allontanavano talvolta, anche per molti giorni, seguendo i sentieri dei pascoli per le loro pecore, unica fonte di sussistenza. Le donne rimanevano al villaggio, si occupavano della prole quasi sempre numerosa ,dei genitori anziani o malati, filavano la lana e tessevano stoffe, svolgevano faccende legate alla casa, al focolare, al piccolo orto, ai fiori.
In quella lontana sera Ester, era rimasta ancora insonne, sulla soglia di casa ad osservare l’orizzonte ed il cielo dove già la luna rosa e qualche pianeta s’erano accesi solinghi. Ancora qualche ora ed il firmamento sarebbe apparso nella sua più vivida e travolgente bellezza, trapunto da miliardi di indecifrabili stelle.
Ma altri pensieri occupavano la mente della fanciulla: il suo sposo Azor, l’aveva ripudiata, da pochi giorni. Una amarezza infinita, le opprimeva l’animo. Ad appena diciannove anni, il marito l’aveva rimandata ai suoi genitori, perché in quattro anni di matrimonio non era riuscita a dargli un figlio.
Forse Azor, l’amava ancora, ma non poteva tollerare di fronte alla sua famiglia ed alla gente del suo villaggio, che la sua bella moglie fosse sterile.
Ester ripensò umiliata, al momento del suo ritorno a casa: il padre Eliud e la madre Sarah, l’avevano accolta a capo chino, seppure a braccia aperte, ed anche lei era rientrata nella vecchia casa a testa bassa, vergognosa della sua “colpa innocente”.
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Mentre era assorta in questi pensieri, si accorse che i sentieri che passavano nelle vicinanze della sua casa, erano percorsi insolitamente, da gruppi di pellegrini diretti verso Betlemme e si ricordò d’aver sentito dire che molti si erano messi in viaggio per raggiungere il paese d’origine, a causa del censimento voluto dall’imperatore romano Cesare Augusto che voleva conoscere il numero dei suoi sudditi.
Oltrepassò l’uscio di casa e si diresse verso una grossa pietra verde-muschio che fungeva da sedile. Sedette e s’immerse nuovamente nei suoi malinconici pensieri, quando sentì un sommesso vociare e vide che sulla pietrosa stradina accanto alla sua casa, arrancava un asinello montato da una giovane donna in evidente stato di gravidanza, dal volto sofferente e pallidissimo. L’uomo a piedi, s’era fermato con le braccia alte, pronto a sorreggerla : l’aiutava a discendere e le parlava con dolcezza, chiamandola per nome : Maria.
Il primo pensiero di Ester fu di benevola invidia : Beata lei-pensò- così giovane e già in procinto d’esser madre!
Ma poi si accorse subito che la giovane donna era molto anzi troppo pallida, certamente stanca, forse bisognosa di riposarsi…e avvicinandosi si sorprese nel dire d’impulso:
“Siate benvenuti nella mia casa…”
Anche sua madre Sarah, svegliata da insolite voci si stava ora avvicinando ai pellegrini, recando fra le mani, una ciotola di latte di capra.
“Che il Signore vi renda mille grazie-disse dolcemente Maria, con voce fanciulla- e che la Sua gioia abiti per sempre in voi…”poi rivolse un lungo grato sguardo ad Ester che in quel preciso istante si sentì invadere il grembo da una strana misteriosa pienezza d’amore…e tutti i suoi tristi pensieri furono scacciati da un’improvvisa profonda serenità… anche il volto di Sarah illuminato da un largo sorriso manifestava un repentino cambiamento d’umore…come se di fronte a quei due pellegrini, Maria e il suo sposo Giuseppe, fosse impossibile essere tristi, od angosciati…
Dopo una breve sosta, i due pellegrini con il loro paziente asinello ripresero il cammino.
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Trascorsero alcuni giorni, giorni monotoni, fatti di gesti ripetuti ed uguali, Ester si occupava dei suoi fratelli minori, la madre d’altre faccende domestiche. Una sera però, proprio quando avevano terminato di cuocere il pane sulle pietre ardenti che fungevano da piccolo focolare all’aperto, per la mattina seguente, la loro attenzione venne distratta dal passaggio di tre cammelli montati da cavalieri che sembravano un po’ disorientati. Infatti li videro discendere dalla sella e guardarsi intorno come chi cerca la direzione giusta.
Le loro vesti ed i mantelli di seta ricamati con fili d’ oro, rilucevano nelle prime ombre della sera, anche i loro turbanti erano sontuosi, dai colori brillanti ed attraversati obliquamente da preziose coroncine di piccolissime perle rosate, la loro presenza era stata notata anche da altre persone delle case poco lontane, che s’erano anche loro fermate incuriosite a seguirne i movimenti.
Qualcuno disse :
“Forse sono re di lontani paesi d’oriente…”
Qualcuno aggiunse:
“Forse hanno smarrito la strada, dove saranno diretti?”
Ad un tratto si vide che uno dei tre re, alzando gli occhi al cielo che s’era ormai imbrunito, sollevava un braccio,per indicare col dito una stella gigante, mai vista prima, ferma allo zenit che per un mirabile prodigio cominciò a muoversi nel cielo lasciando dietro di sé, una luminosa scìa di polvere d’oro…
Tutti videro che i tre re di lontani sconosciuti paesi d’oriente, si affrettarono a rimontare sui loro cammelli,che sembrarono bianchi sotto i raggi della luna.
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Tutti, ed anche la giovane Ester e sua madre Sarah, senza proferir altre inutili parole, cominciarono a seguire come rapiti da un campo d’attrazione magnetica, quella stella, che nel suo codice silenzioso, aveva comandato loro : “Seguitemi!”
Non fu un lungo cammino, e se lungo fu, nessuno se ne accorse, nessuno si stancò.
Giunsero presso una grotta d’una collina brulla, dove bivaccavano spesso i pastori, che, avvertiti per primi da voci angeliche, avevano lasciate incustodite le pecore ed i fuochi accesi, per avvicinarsi alla grotta, ma ora essi si accostavano ai lati della soglia, per lasciar entrare tre re, che avevano doni per quel Bimbo, che gli Angeli avevano chiamato “Salvatore” di tutte le genti.
Si prostrarono i tre re, ed Ester sentì il desiderio d’avvicinarsi, e riconobbe in quella giovane madre, ed in quell’ amorevole padre, i due pellegrini che avevano riposato per un po’ presso la sua casa, qualche giorno prima.
Guardò lo splendido Bambino e poi sua Madre e Questa ricambiò lo sguardo.
La grotta era piena d’amore, un amore diffuso nell’aria che si respirava ed entrava nell’anima togliendo dal cuore ogni paura, ogni timore della vita…tutto era gioia e fiducia e speranza…Ester per la prima volta, avvertì il suo bambino muoversi nel grembo mentre con gli occhi coglieva un sorriso della giovane Vergine Madre…
sussultò nel sentirsi toccata, si volse :era Azor, il suo sposo che la prendeva dolcemente pel braccio, sussurrandole:
“ Torniamo a casa Ester, ti amo, non posso vivere senza di te!”
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Lili