
L’uomo che non guardava le stelle
Per motivi di legge sulla privacy non si dirà il nome del protagonista della storia, e lo chiameremo Icchese, accentando la “I”.
I fatti, i personaggi, i luoghi e i tempi, sono puramente non casuali. Meglio non prestare molta udienza, addirittura sarebbe meglio non leggere : tempo perso.
Ma se proprio volete, ecco qua:
Da bambino, Icchese, era stato molto studioso e anche quando i suoi compagni andavano al campetto a giocare a pallone, lui preferiva leggere dei buoni libri.
La cosa appariva un po’ eccessiva ma in sintesi alquanto positiva.
Il ragazzino cresceva mostrando di diventare sempre più nel futuro, un vero pozzo di scienza.
C’era solo un neo: Icchese cresceva magrolino ed incominciava a incurvarsi nelle spalle a forza di star chino sui quaderni e sui libri.
Ma il papà era orgoglioso di questo suo figlio “super” e rivolgendosi alla moglie preoccupata, la incoraggiava dicendo:
“ Guarda Andreotti, ingobbito com’è , quanta strada ha fatto!”
Ad Icchese da adolescente capitava d’avvertire strani e sconosciuti desideri ed allora gettava uno sguardo sulle ragazze, ma per la sua incorreggibile abitudine di star sempre a capo chino, ne osservava solo le gambe. Infatti Icchese si innamorò prima delle gambe di Martina, poi visto che non era corrisposto cominciò a guardare sempre più spesso le gambe di Emanuela, poi quelle di Anna. Ma fu sempre molto sfortunato in amore.
***
Il nostro giovanotto continuava a consumare i suoi giorni sui giornali quotidiani e sui libri. Dopo la maturità si iscrisse a scienze politiche.
Bella la politica! L’appassionò a tal punto da tenerlo inchiodato a studiare spesso anche nelle ore della notte.
Lui non aveva sogni e studiando studiando imparò a giudicare ogni persona, ogni evento passato o contemporaneo, servendosi del metro del suo illuminato cervellone.
Si era però talmente incurvato che ormai distingueva le persone guardandone i piedi.
Tale situazione lo rese sempre più solo, per cui non ebbe più modo d’imparare a confrontarsi con gli altri rispettandone la eventuale diversità d’opinione e di scelta, sì che si convinse di possedere la verità assoluta di tutte le cose.
Una mattina si alzò con strani dolori al collo, alle spalle ed alla schiena per cui pensò bene di recarsi dal medico della mutua che, al solo guardarlo gli disse allarmato che se non si fosse deciso a praticare tenacemente una ginnastica correttiva, si sarebbe ben presto ritrovato a guardarsi soltanto fra le sue gambe.
Ma lui, odiandolo visceralmente, non ne seguì il consiglio.
***
Passò del tempo ed un giorno Icchese, decise di fare una lunga passeggiata serale, lungo la riva del mare. Camminando a piedi nudi con le scarpe in mano ed i calzini bianchi corti, a testa bassa sulla battigia, vedeva piccole lingue di mare giungere come merletti spumosi sulla spiaggia che gli bagnavano i piedi per poi ritrarsi rapide chissà dove, e ritornare ancora di lì a poco. Ma non potè vedere la vastità del mare a causa della rigidità della sua schiena curva.
Un ragazzino lo superò correndo e schizzando acqua gridò voltandosi indietro:
“ Mamma guarda il cielo, quella è l’Orsa maggiore e quella è Arturo, l’alfa di Boote!
Ora ti mostro Vega e quella è Altair, e poi vedi? Quella è Deneb...Antares dello Scorpione…”
L’uomo che non aveva mai guardato il cielo lo considerò uno sciocco.
-Di che ti entusiasmi ragazzino?- gli disse guardandogli i piedi- non ti bastano le cartine astronomiche?-
-Le cartine…come? Insomma quelle…non le ho mai viste, ma perché - chiese abbassandosi gentilmente all’altezza del suo volto e del suo sguardo- è possibile racchiudere l’ immensità del cielo su di una pagina di libro, signore?-
Poi il ragazzino curvato, rendendosi conto che forse il signore aveva qualche difficoltà, chiese ancora :
-Ma lei lo ha mai visto il cielo?
-No-
-Allora si sforzi di farlo, ne vale la pena-
-A cosa mi servirebbe?
-Le servirebbe- intervenne la mamma- a stupirsi, ad emozionarsi, a stabilire le giuste proporzioni fra noi e l’ Immensità che ci sovrasta pur contenendoci.
Le servirebbe a pensare col cuore oltre che col cervello-
***
Si dice, ma non è certo, che da allora il signor Icchese, s’ impegnò nascostamente a riguadagnare insieme agli sguardi perduti anche la visione di orizzonti vasti e di vette elevate, di tramonti ed albe e di occhi di ragazze innamorate.
Lili






5 novembre 2007-Lili
