
Dimmi che esiste quel non-luogo
dove ancora ci ritroveremo
e sarà il ritorno del sorriso
ad illuminarci il volto
e non la pietà d’un raggio di sole.
Dimmi che non siamo
foglie d’autunno
che il vento fa danzare
come ultima beffa,
che cadranno al suolo stanche
per disciogliersi in polvere d’oro
e terra nera, sotto scarpe
d’innocente indifferenza.
Dimmi che avremo ancora parole
e gesti e mani per carezzarci
e prati per rincorrerci
e cieli e nuvole bianche
roteanti in trasparenza di luce.
Dimmi che non c’è prigione
che impedisca l’espandere
dell’essenza più vera
e più sconosciuta
che ci portiamo dentro,
in questo segmento misterioso
d’eternità, fra i due punti
d’inizio e fine
entrambi segnati dal pianto
nel dolore del nascere,
nel dolore del morire.
Lili








