lunedì, 30 luglio 2007

Tu

Non hai parole, tu.

Eppure hai voce

hai accenti e toni

hai suoni profondi

d'immensità sconvolgenti,

hai musiche e canti

e frastuoni tremendi.

Hai strade infinite, luoghi nuovi,

moti, fulgori, ombre.

Hai tempo per essere antico

hai tempo per essere giovane.

Non conosci il mio limbo di noia

non hai un'anima di finta pace

nè uno sguardo lesso di rassegnazione.

Hai colori di roccia,

di argento e di erba,

hai odore di luna e di scoglio:

rivestimi della tua vita

della tua rabbia e dell'amore,

rivestimi di te, mare!

 

Lili

*

*

HAIKU (5-7-5)

In lontananza

le vele bianche vanno

sul mare chiaro.

*

*

Sono gabbiani

agili, sulle onde,

come barchette.

*

*

La mia città!

Col profumo di mare

ed il Vesuvio.

*

*

Sotto gli scogli

giocano creste d'onde.

Merletto bianco.

*

*

Lili

postato da: ciaolili alle ore 23:55 | Permalink | commenti
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mercoledì, 18 luglio 2007

 amici cari, un...fresco racconto  per questa caldissima estate:

 

 

Mi vesto e scendo…

 

Era stanca. Si era improvvisamente come risvegliata,

per accorgersi di non esistere. O quasi.

Erano molti mesi, o forse anni, che non si guardava allo specchio

come una donna dovrebbe guardarsi...

E' vero, al mattino si "abbigliava",   prima di recarsi in ospedale

dove ormai lavorava da anni,ma senza vanità, senza una cura particolare,   solo per puro dovere

insomma senza volersi bene. Se è vero che anche nella scelta di un abito e d'una pettinatura

s'inviano messaggi, il suo era uno solo e sempre lo stesso,

da lungo tempo: "voglio essere brutta e non me ne importa,prego statemi alla larga..."

In ospedale, i medici la consideravano un’ottima infermiera, professionalmente preparata e scrupolosa. Questa considerazione la soddisfaceva. Almeno fino a poco fa.

“Uffa uffa uffa…” riuscì a dirsi, improvvisamente, quella mattina, dinanzi allo specchio.

Da quanto tempo non si ascoltava? Decise di farlo e di parlarsi. Decise di prendersi un po’ di quei giorni di congedo, che  da tanto attendevano di trasformarsi in giorni spensierati di pura allegria.

Telefonò all’amministrazione dell’ospedale, per riferire sulla sua propensione a prendersi un po’ di giorni. di congedo…

“Certo che può… mi dica, quanti giorni?”

“beh…tre, potrebbero bastarmi…”

“Ne ha molti di più a disposizione…vediamo…”

“No…guardi, mi va bene così : tre giorni!”

“D’accordo, signora Minutolo, tre giorni. Buona vacanza!”

Sentì una strana ansia, impadronirsi , una voglia inaspettata di “nuovo” quasi un’attesa di accadimenti gioiosi da afferrare con prontezza…da non lasciarsi sfuggire…

Oh mio Dio! Da dove cominciare?

Aprì l’armadio traboccante di abiti…tutti démodé, si erano invecchiati  al chiuso…

Poco male pensò, sarebbe partita con l’essenziale  : due costumi da mare, un pareo, due gonne , un abito, quattro magliette di puro cotone. Nient’ altro.

Doccia e shampoo. Nell’asciugarsi i capelli, folti e lucidi d’un bel caldo castano, si accorse che erano piuttosto lunghi…e se ne compiacque…provò a sorridersi e  sì! Aveva proprio bei denti , una bella bocca…

Pensò al marito, anzi al suo ex-marito e “ Chi se ne frega…stai bene dove stai…io no, non sto bene…e quindi me ne vo’ in vacanza…”

La signora Minutolo, ovvero Lucilla,chiamata familiarmente Luce,a ventinove  anni, dopo appena quindici giorni di matrimonio, preceduti da cinque anni di fidanzamento, viene a sapere, dalla bocca stessa di suo marito, che lui non l’ama più da diverso tempo e che da due anni ama riamato un’altra donna.

“Perché mi hai sposata?”

“Non avevo il coraggio di dirtelo…”

Tutta qui la spiegazione.

Anni di vuoto. Rabbia, umiliazione.

E finalmente un risveglio: la vita che torna a bussare imperiosa.

Niente valigia solo un borsone. Un tassì :

“Al molo Beverello”

Lungo la breve traversata verso l’isola, Lucilla rimase all’esterno dell’aliscafo, un azzurro e lungo foulard per tenere fermi i capelli, il volto tra le mani, i gomiti appoggiati alla balaustra, mentre i pensieri volavano lontani e confusi e il mare sembrava fuggire insieme a lei  verso una sponda felice.

Piccola e fiorita, “l’isola di Arturo” come ormai la chiamava Lucilla, avendo letto il libro della brava Elsa Morante, le apparve dopo pochi minuti ,  nel sole ancora tiepido, dei primi giorni di maggio: Procida.

 

**

Si fece trasportare da uno di quei piccoli strani e improvvisati tassì isolani, adatti a muoversi in sinuose stradine profumate di limoni e nepitella.

A mezza collina la sua casa con giardino ed una terrazzella che in uno sguardo abbracciava , affascinante smeralda visione, il mare,  insieme alla vicinissima verde Ischia.

Il suo arrivo non passò inosservato. E come sarebbe stato possibile in un luogo di poche anime, sul finire di un lungo inverno?

Se ne accorse subito,  Sisina. Ma anche Graziella, Totonno, Peppino, i bambini Mariettina e Bruno…

Sisina era una simpatica isolana, vicina di casa e custode dell’abitazione  rustica ed antica, della nostra Lucilla.

Lei aveva conosciuto tutti i familiari di Lucilla Minutolo, di questa conosceva l’infanzia e la storia sfortunata  d’amore e la conseguente dolorosa chiusura verso il mondo che rischiava di diventare una pericolosa e lunga depressione. Era del parere che in un certo senso, il lavoro l’aveva preservata da conseguenze peggiori.

Quindi l’accolse andandole incontro con parole festose e braccia spalancate,insieme ad una certa coda dei bambini di quel quartiere,   a cui Lucilla non si sottrasse.

La sera stessa, Sisina le preparò una deliziosa parmigiana di melanzane  con mozzarella e si trattenne a lungo a chiacchierare, a raccontare dei suoi figli lontani, dei suoi nipotini, ed a rivolgerle tante domande circa la sua permanenza sull’isola.

“Tre giorni?- disse delusa-solo tre giorni? Ma no…”

Verso le nove, Luce, si ritrovò sola, ancora fuori alla terrazzella, sotto un cielo incredibilmente stellato.

Da lì, il suo sguardo spaziava verso ogni direzione, poteva osservare l’orizzonte sud, come l’orizzonte nord, o degli altri due punti cardinali.

A nord, muovendosi dal carro dell’Orsa Maggiore ecco lì, la stella Arturo, l’alfa di Boote…e poi la corona Borealis…ed Ercole possente…

Quale fascinazione…quale stupore nel risentirsi viva ed emozionabile come da tanto, non le capitava!

Sorrise alla notte ed all’immensità del mare e del cielo…non fece ancora programmi ma seppe che all’indomani la sua vita sarebbe stata diversa : l’avrebbe presa con le sue mani, per cambiarla…

Dormì bene e si svegliò ai primi bagliori dell’alba che entrò dai vetri socchiusi del balcone rischiarando di luci e profumi l’aria e la casa.

Indossò una gonna e una maglietta, si pettinò e intanto pensò e decise di uscirsene a godersi la mattinata passeggiando.

“Lucillaaa…già esci? brava! E dove vai ?” le gridò Sisina dalla  finestrella della sua vicina abitazione…

“Alla spiaggetta!” le rispose.

 

**

 

“La spiaggetta” era quella minuscola incantevole insenatura che si poteva raggiungere dopo un percorso di circa quindici minuti di cammino, fra stradine , casette d’ogni colore( sì che i pescatori potessero individuarle anche da lontano, sul filo dell’amore, in mezzo al mare) e giardini fioriti di rose e buganvillee.

Sulla riva,  merletti bianchi di piccole lingue d’onde in moto perpetuo, barche e reti di pescatori, sulla sabbia conchiglie  sugheri ed alghe, nell’aria odore di mare, respiro della risacca  la sua voce.

Nella piccola baia, seduto dinanzi ad una tela, un uomo dipingeva uno scorcio dell’isola, una macchia di colori diversi tra una moltitudine di casette addossate l’una all’altra e fiori e il mare solcato da barche…l’uomo dal capo brizzolato quasi bianco,  teso verso la sua opera, dipingeva in assoluta concentrazione, Luce lo guardò da lontano senza avvicinarsi, sebbene in quel luogo fosse facile parlarsi anche senza conoscersi, per quell’atmosfera semplice e familiare che si avvertiva.

Lei preferì non essere notata per non disturbare…

Improvvisamente l’uomo si alzò e in un gesto fulmineo si tolse quasi strappandosela di dosso, la maglietta rossa e quindi il pantaloncino .

Con una rapidissima corsa tra spiaggia e mare, si tuffò disparendo sott’acqua, Lucilla lo seguì  da lontano sorpresa e quasi andò in ansia non vedendolo riemergere.

Ricomparve in un punto alquanto distante da dove s’era inabissato, e prese a nuotare a delfino, con larghe e possenti bracciate,in uno stile degno d’un atleta.

Lucilla si rese conto che l’uomo dai capelli quasi bianchi, non era un anziano, come a colpo d’occhio, da lontano, le era sembrato.

Non le venne voglia di bagnarsi, ed infatti, non aveva indossato il costume, avendo stimato che, nei primi giorni di maggio il mare fosse alquanto freddo.

Intanto si avvicinò alla riva, almeno per bagnarsi un po’ i piedi e saggiare l’acqua…che infatti le diede un brivido di freddo…alzando lo sguardo, vide tornare l’uomo e potè osservare che aveva un bel fisico, larghe spalle.

Le spalle larghe, le erano sempre piaciute,nella sua fantasia di donna le associava ad un senso di amorevole protezione, ma anche ad un avvolgente sensuale abbraccio in cui sentirsi racchiusa, che, per essere sincera con se stessa, le mancava da tanto…le suscitava desiderio…

 

**

 

Nel pomeriggio assolato e silenzioso, nel frinire ruvido delle cicale , se ne stette sull’amaca in giardino all’ombra di due folti limoni, a leggere un po’ svogliatamente ed a sonnecchiare.

Ma, nell’ora del crepuscolo, quando il sole rosso infiammò l’orizzonte, permettendo al mondo d’essere guardato senza offendere gli sguardi, Lucilla sentì voglia ancora di recarsi alla spiaggetta, una speranza  non detta a sé stessa, la spinse in quella direzione…

Aveva indossato in fretta, la gonna nera di cotone e merletto, e la camiciola di garza in  toni sfumati dal viola chiaro al glicine per finire in un azzurro tanto tenue da sembrare bianco, che lasciava trasparire le sue morbide fattezze…i suoi piedi racchiusi in leggerissimi sandali bassi con due sottilissime strisce di pelle argento, sembrarono volare, sulla stradina in discesa che conduceva al mare, dove da un vicino locale si diffondevano le note di canzoni conosciute …

Si accorse che su quella stessa piccola spiaggia del mattino, la sera , su di una vicina terrazza rotonda, un improvvisato bar all’aperto, offriva sedie e tavolini,  canzoni dal juke-box e bibite a scelta. Senza indugi, decise di sedersi per un caffé freddo alla panna, e stare a guardare…

C’era già molta gioventù in attesa dell’imminente stagione estiva, molte persone venivano dalla vicina Ischia a trascorrere la serata in piccole comitive.

Lucilla si accese con evidente piacere, una sigaretta quando si sentì salutare.

“Buonasera…sono solo…vedo che anche lei è sola…possiamo unire le nostre solitudini per un po’?”

Lucilla sorpresa per qualche secondo non trovò parole…

“Posso?” ed accennò alla sedia.

“Ma certo, prego…” gli rispose sorridendo e riconoscendolo. Era il brizzolato pittore del mattino nonché esperto nuotatore in stile delfino.

“Ci conosciamo già vero? Da poco, s’intende : da questa mattina “

Lucilla si meravigliò :” Veramente credevo che non m’avesse vista…io sì, questa mattina ho sbirciato sulla sua tela e poi  l’ho vista nuotare, quasi rabbiosamente ma con grande perizia…”

“Non sarebbe possibile non vedere una così bella donna!” le rispose il signore brizzolato…

“Mi presento : sono veramente incantato di conoscerla, mi chiamo Damiano Monetti…”

“Lucilla Minutolo…” rispose la nostra, tendendo la mano…

“Ma potremmo darci anche del tu…come fanno i ragazzini…”

“Va bene…Damiano…sai? E’ proprio un bel nome Damiano…”

Rispose Lucilla, impegnandosi ad andare laddove il cuore volesse condurla, per cambiarle la vita…

Una canzone, molto bella li fece ammutolire…:

“Quando sei qui con me

Questa stanza non ha più pareti ma

Alberi, alberi infiniti…”

Damiano in silenzio si alzò e con un cenno della mano tesa verso di lei, le chiese di ballare…

Luce s’alzò in silenzio e gli si accostò morbida, pronta ad abbandonarsi nell’abbraccio di quell’uomo sconosciuto ma conosciuto nella sua fantasia ed atteso dal  cuore…

Damiano, dai capelli brizzolati, dal volto interessante di giovane ultraquarantenne, dalle spalle larghe e protettive ma avvolgenti e sensuali, era lì e ballava con lei tenendola stretta, sfiorandole la guancia col suo volto come per accarezzarla, come per amarla…

 

**

 

Tornò a casa a notte quasi inoltrata. Andò a letto, ma prima di addormentarsi, era stanca, volle pensare un po’…anzi pensarlo ancora un po’…

“Mi sto innamorando?” si chiese…e sorrise. E si addormentò.

Al mattino che seguì, mentre ancora dormiva, sentì bussare alla porta: era la solita Sisina che le portava alcune calde ciambelle alla marmellata, ed un piccolo bricco di latte e caffè caldo.

Lucilla l’abbracciò felice e grata di quelle amorevoli attenzioni, e cominciarono a parlare e raccontare.

“Una bella serata, insomma…” concluse Sisina

“Oh sì, davvero piacevole” rispose Lucilla, e lo disse con quello sguardo un po’ trasognato che fece sorridere l’anziana donna…

“ Ti stai innamorando, mia cara? Sarebbe una cosa molto bella…”

“Non lo so…vorrei abbandonarmi ai sentimenti…ma ho paura…paura di soffrire di nuovo, ancora tanto come già mi è successo…c’è quest’ ansia che mi blocca …che rischia di diventare panico…”

“Ma dai Luce, non essere troppo pessimista e magari cerca di non investire troppo in amore…prenditi con più leggerezza, quello che il futuro ti propone o t’impone…”

E’ vero-pensò tra sé  Lucilla- forse sto ingigantendo un semplice sentimento di simpatia, ed è probabile che anche per Damiano sia così…d’altronde cosa vado “ricamando” su di una semplice serata in cui ho ballato e chiacchierato e…nulla di più! Magari in questo momento non sono certo io al centro dei suoi pensieri…

Stavolta indossò il suo costume da mare, si specchiò e Sisina la guardò compiaciuta:

“Stai molto bene, ragazza mia! Forse più tardi ti raggiungo anch’io, ho voglia di mare e di sole, in questa giornata così luminosa! Ho prima qualcosa ancora da sfaccendare e poi mi vedrai arrivare…”

Con tutto l’impegno possibile, non le riusciva, mentre si avviava alla “spiaggetta” di non sperare di trovarlo lì, a dipingere dinanzi alla sua tela splendente dei colori dell’isola o fra le limpide onde a nuotare giocosamente come un vero delfino…

e la sua delusione scivolò nella tristezza e nella noia, nell’accorgersi che lui non c’era…e quindi non aveva sperato di incontrarla di rivederla come invece stava capitando a lei…

Non passò molto tempo e giunse Sisina, con cui trascorse la mattinata  chiacchierando senza entusiasmi, né slanci. Lunghi silenzi  di tanto in tanto creavano imbarazzo, sebbene l’arrivo di qualche barca di pescatore improvvisato le incuriosiva distogliendole dai loro pensieri, e avvicinandosi in improvvisa allegria esaminavano il pescato orgogliosamente esibito: qualche cernia argentata, un polpo ancora vivo,un’ orata, qualche granchio fellone di quelli adatti a fare un buon sughetto odoroso di mare e di scogli…

-Sai che…-

un pacato rombo di motore interruppe Sisina che guardò verso il mare, in direzione della piccola scogliera naturale che proteggeva l’ insenatura, dalle onde del mare nei giorni di burrasca, e si avvide che un piccolo motoscafo si avvicinava tenendo il motore giù di giri…

Dal volto rischiarato da un sorriso improvviso di Lucilla, capì che “quel” Damiano di cui le aveva accennato qualcosa in laconiche parole, doveva essere arrivato….

Infatti “il marinaio” spegnendo il motore, rimase un po’ di metri distante dalla riva, ma fece segno d’un vistoso saluto a Lucilla che subito s’immerse nell’acqua sebbene fosse alquanto fredda, e gli si avvicinò…

“Se vieni ti porto ad Ischia, in una piccola baia che ho scoperto da poco e che non intendo indicare

a nessuno…se vieni ti mostrerò delle grotte molto suggestive, dove potremo fare man bassa di mitili…e stasera potremo cucinarli in un sughetto squisito sugli spaghetti…che dici? Vieni?”

Per tutta risposta Luce si girò verso l’amica e le gridò:

“Vieni anche tu Sisina…dai”

Ma Sisina, intuendo che sarebbe stato meglio rinunciare, fece cenno di no, con la mano…

E  Luce, aiutata dal suo marinaio, balzò sul motoscafo, trepida d’entusiasmo come una bimba.

Damiano avviò di nuovo il motore del piccolo ma confortevole motoscafo e insieme se ne andarono sul mare e nella brezza odorosa di salsedine.

Nel giro di circa trenta minuti, si ritrovarono in una piccola solitaria baia dell’isola verde.

Damiano tenendosi ancora molto distante dalla riva, spense il motore, ormeggiò calando sul fondo l’ancora ed in più, per una maggiore sicurezza, lanciò un canapo ad una vicina boa ,si cinse la vita con una cordicella  munita di retino ,  dopo di che, insieme si tuffarono, dirigendosi verso una piccola misteriosa grotticella, all’interno della quale tra fulgore e tenebra, il mare sciabordava ritmicamente facendo ballare sull’onde i raggi di luce che riuscivano a penetrare all’interno e che si proiettavano lampeggiando suggestivamente sulle pareti rocciose , dove alcuni pipistrelli a testa in giù riposavano tenendosi agganciati con le unghie delle zampine, alle rocce sporgenti.

Si avvertivano di tanto in tanto, echi di strida di  gabbiano in cerca di cibo,  ed  alle  pareti rocciose dell’entrata della grotta,  appena sotto la superficie dell’acqua limpidissima, si intravedevano

grappoli scuri e folti di mitili luccicanti, che ondeggiando,   seguivano il movimento queto del mare.

Era l’ora più calda della giornata le quattordici, forse, e un po’ per il sole caldo, in parte per lo sforzo del nuoto prolungato, i due, non avvertivano la freschezza dell’acqua, anzi si sentivano in perfetta armonia con gli elementi, in una chiarità di cielo e mare.

Parlando felici tra loro, godendo di tanta bellezza naturale, si divertirono a procacciarsi una buona riserva di mitili, che Damiano, via via deponeva nel retino di cui s’era munito.

Poi d’accordo, vollero raggiungere a nuoto la riva della piccola baia, dove sfiniti si distesero a riposare per qualche minuto.

Si sentivano felici.

Si rituffarono per ritornare alla barca, ormeggiata al largo.

Nuotarono riposandosi di tanto in tanto, con brevi fermate, durante le quali con lenti movimenti delle braccia e delle gambe, riuscivano a tenersi in superficie con il minor sforzo possibile, e chiacchierando  con allegra spensieratezza giunsero ai bordi del motoscafo.

Una piccola scaletta di corda a tre scalini, scendeva dal bordo laterale fin sotto la superficie del mare, e Damiano senza servirsene, facendo leva sulle braccia muscolose, con uno slancio, entrò repente all’interno dello scafo e poi sorridendo e continuando a chiacchierare gioiosamente, si sporse dal bordo per facilitare lo sforzo di Lucilla a rientrare…

Un piede , però, sul bordo la tradì, e Damiano fu pronto a sorreggerla ma insieme caddero distesi

sul fondo della barca…nessuno dei due si fece male ma…rimasero abbracciati e storditi dal reciproco desiderio di rimanervi…Damiano, la guardò a lungo,quasi  respirandole  sul volto, e bagnati e grondanti acqua si ritrovarono a baciarsi  con una passione che li sorprendeva e li spingeva l’uno stretto all’altro a baciarsi ancora e ancora…

-Oh, Lucilla- mormorò Damiano- fermami se vuoi…dimmi se devo fermarmi…

Ma Lucilla non disse nulla.

Damiano, non si fermò.

 

**

 

Quale splendido ritorno, per entrambi! I loro volti  nel vento,spruzzati da invisibili gocciole di mare, erano raggianti, le loro voci un accavallarsi di fiumi di parole gioiose, interrotte da sorrisi e risa.

Lui guidava il motoscafo tenendo un braccio disteso intorno alle spalle di Lucilla che facendosi piccola e rannicchiata si  era abbandonata a lui, quasi a volersi racchiudere dentro il suo corpo forte e protettivo.

Prima di salutarsi si diedero appuntamento per la sera al borgo dei pescatori, ossia a Marina Corricella, dove  Damiano abitava in estate in una sua piccola ma suggestiva casetta colorata d’un bel verde chiaro come l’acqua del mare a due passi,nel porticciolo disseminato di barche, catamarani e vele.

Per tutto il tempo che stette a casa,Lucilla soffrì d’ansia e di panico.

Il malessere si manifestava con contrazioni improvvise e frequenti della muscolatura dello stomaco, tanto che non riuscì a mangiare nulla.

Temeva.

Sì temeva d’incorrere in una nuova tremenda delusione, perché ormai le era evidente : si era innamorata di Damiano.

Non era pronta a soffrire di nuovo, doveva difendersi!

In questo umore, la trovò Sisina che conosceva la sua storia…ma che seppe rincuorarla con un…rimprovero:

“ Che vuoi fare della tua vita? Vuoi trasformarla in una fuga eterna? Vivi questa bella storia con leggerezza, prenditi tutta la gioia che in questo momento è capace d’offrirti…e se poi seguirà il dolore…anche quello ti potrà servire, per temprarti, per fortificarti nell’animo e…per accrescere la tua capacità d’apprezzare le pagine d’amore e di gioia del libro della tua vita…”

Furono convincenti le parole di Sisina?

O piuttosto  fu quel particolare momento della sua vita che la rese recettiva a quelle parole?

O fu “Qualcuno” che in quel momento, in quella incertezza, le inviò un angelo sotto le sembianze di Sisina?

Lucilla si calmò…cominciò a riflettere e…sorprendendo se stessa,telefonò all’amministrazione dell’ospedale dove prestava servizio, per chiedere il prolungamento del congedo.

Poi fece una doccia, uno shampoo, pettinò con cura i suoi bellissimi capelli , cosparse il corpo d’una leggerissima profumata crema per alleviare il rossore del sole  sulle spalle e sul volto.

Si guardò : era bella, si piaceva!

Trasse dall’armadio poggiandolo sul letto “quell’ abito” dal tessuto leggero con delicati motivi floreali, piuttosto corto , perché desse risalto alle sue snelle e lunghe gambe e solo appena un po’ scollato e immaginò e desiderò di andare ancora a ballare su quella rotonda vicino al mare, era certa che anche Damiano ne avrebbe avuto piacere, era certa che anche lui era in tensione nell’attesa di rivederla., era certa che l’amasse e fra tutti questi pensieri d’amore e di certezze, s’accorse che il suo cellulare aveva cominciato a vibrare e poi a suonare quel motivetto scelto da lei, per ricevere le sue telefonate…

“Si?”

“Ciao, amore…sono qui… un po’ in anticipo, non resistevo a starti ancora lontano,  sono quasi nel tuo giardino…”

E Lucilla senza indugi :

“Mi vesto e scendo…”

Lili

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: ciaolili alle ore 22:50 | Permalink | commenti (2)
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giovedì, 05 luglio 2007

Alle quattro del mattino

Cantano le stelle

nel cielo blu-silenzio

ancora accese

alle quattro del mattino.

E' un canto assorbito

dalla coltre bianca

di nuvole di latte.

E' un preludio:

pioggia di note

fatte gocciole sonore

raggianti

su onde altre,

verso sfere lontane.

Cantano le stelle

alle quattro del mattino

con voci d'angeli

ultrasonore.

Si dissolve la notte

tratto tratto

mentre vibrano

spaziando

le luci del mattino.

Musica astrale

per invisibili danze

di menti disperse

in paradisi distanti

che per esistere

basta pensarli.

Cantano le stelle

in un cielo blu-silenzio

quando il Sonno t'abbandona

per andare chissadove...

Lili(alle quattro del mattino...)

postato da: ciaolili alle ore 18:32 | Permalink | commenti
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