giovedì, 26 aprile 2007

Sonetto notturno

Abbracciami notte, ponte di pace

fra giorno che muore, giorno che nasce,

lascia ch'io t'attraversi in lieve

cammino di sogni solo sfiorati

in punta di piedi e levitando

con minuscole e tremule ali.

*

Spiegami piano con voce sommessa

in sentieri di sonno, in qual modo

le barche perdute gonfiano vele

peregrinando nei sentieri del cielo...

*

In qual modo le stelle più accese

allungano raggi nel mare profondo.

Lasciami all'alba nel tuo grembo

riparatore. Raggomitolata.

*

Lili

Nella vita, insegui sempre un sogno! (Lili)

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venerdì, 13 aprile 2007

VITO LAURIA

 

 

Vito Lauria si fermò pensieroso, forse incantato , dinanzi a quella vetrina.

Era la vetrina d’un bar ed esponeva tante luccicanti uova di Pasqua, ma quello che l’aveva fermato, fu lo slogan : “ magiche sorprese”.  Questa grande scritta, sovrastava tutta l’esposizione delle uova pasquali.

Ritornò a casa, un po’ turbato, sì, perché da sempre, quando qualcosa o qualcuno lo incuriosiva, si sentiva turbato. Inspiegabilmente.

Gli tornava in mente, quella scritta : “magiche sorprese…perché magiche ?- si chiedeva- pfiù! Come se la magia esistesse veramente!…”

Vito Lauria, non era un ragazzo, bensì un uomo ormai avviato ad una solitaria anzianità. Aveva 61 anni.

Lui, non sapeva di non volersi bene, non sapeva neanche se la sua immagine, riflessa nello specchio, gli piacesse o meno.

Ogni mattina, era costretto a guardarsi, per farsi la barba, ma poi, nel vestirsi già smetteva di riflettersi. In effetti lui non amava riflettersi nello specchio, ma neanche amava riflettere mentalmente, su se stesso e la sua vita.

Non gli piaceva neanche il suo nome…Vito…forse perché s’era sentito sgradevolmente chiamare troppo nella sua vita. Dal padre : “Vito!” che lo chiamava perentoriamente, per dargli ordini. Dalla madre : “ Vito! Vito!” che lo chiamava sempre due volte, con voce stridula e lamentosa, ma sempre perché si desse da fare per qualcosa che a lei servisse.

Vito era nato negli anni indaffarati del dopoguerra, figlio unico di un piccolo imprenditore meridionale. I suoi genitori erano molto impegnati nella loro piccola impresa che cominciava a consolidarsi economicamente tanto da permetter loro, ben presto, l’acquisto d’una confortevole casa, e tanto che, si sentirono “costretti” a mettere in collegio, presso i padri Scolopi della loro città, il loro unico figlio la cui presenza, impediva loro di lavorare con la massima dedizione, per la loro promettente azienda.

Anche in collegio si sentì sempre chiamare per ricevere ordini da eseguire, c’era l’ora per alzarsi, per andare in cappella a pregare, per entrare in aula e studiare, per pranzare, per riposare anche senza sentirne la necessità tanto che l’immobilità lo annientava in un malessere indicibile, insomma tutta la sua vita di ragazzo andò così, senza mai una sia pur modesta iniziativa, che fosse partita dalla sua volontà.

A diciotto anni, i genitori, lo riportarono a casa e subito, pretesero da lui, che lavorasse nell’azienda familiare, dove ora vi lavoravano una quindicina di dipendenti fra uomini e donne. Sì, anche donne, che Vito guardava con interesse e curiosità.

Nel suo ufficio, disseminato di scartoffie varie, si occupava un po’ di tutta l’amministrazione dell’azienda che ben presto sarebbe diventata tutta sua.

Ogni fine mese, i dipendenti, in rispettosa fila, entravano per ricevere il sospirato salario che era sempre al di sotto di quanto era stabilito dal contratto nazionale.

“E’ così, che è possibile farsi un po’ di soldini” dichiarava meschinamente il suo papà, volendolo ammaestrare per il futuro, ma intanto, Vito, aveva posato lo sguardo su di una nuova dipendente, dal sorriso di perla, e gli occhi d’angelo. Ne era rimasto abbagliato, ma quando decise di attenderla all’uscita dal lavoro, “Vito!” urlò il padre, “La consegna dei nostri prodotti ha subito un contrattempo : un guasto al motore, tiene fermo il camion sulla via provinciale, devi subito raggiungerlo in macchina perché l’autista provveda a far riparare il guasto al più presto e la consegna non subisca ulteriori ritardi” …quindi non ci fu possibilità di scelta : agli ordini del padre non avrebbe mai osato soprassedere.

I suoi genitori, invecchiando, consolidarono sempre più, l’abitudine d’orientare il loro sguardo lì, dove era diretto lo sguardo del loro amato “pupillo”, per cui fu sempre facile cogliere sul nascere, un interesse per qualche ipotetica moglie.

Una volta il padre ebbe a dirgli : “Non vorrai portare un’estranea in casa, spero…”

E gli anni passarono, tra fatture e bolle di consegna, preventivi e bilanci consuntivi,

buste paga, progetti di ristrutturazioni ed ampliamenti…

Era sempre lì, Vito, un po’ più vecchio, un po’ più bianco , gli occhiali sul naso, la bocca pallida e smorta con quel tanto di saliva indurita agli angoli della bocca,  come di chi non conosca bacio d’amore…

Il giorno d’un anno qualunque il babbo morì sul lavoro, stroncato da un infarto e la mamma, affetta da demenza senile  ancora con voce stridula lo chiamava ripetutamente : “Vito…Vito…”

Poi, anche lei tornò alla casa del Padre Nostro. Senza rendersene conto, Vito si sentì libero di respirare.

Ma era pur sempre un insicuro.

Infatti , ripensando alle uova pasquali con la magica sorpresa, non sapeva decidersi se regalarsene uno. Era stato cresciuto nella più stolida avarizia dei suoi genitori, quindi era impensabile per lui, spendere danaro per qualcosa di fatuo come un uovo di cioccolato, pur possedendo ormai, una notevole fortuna.

Ma, una forza sconosciuta lo ricondusse in quella via, davanti alla vetrina di quel bar, dove una scritta lo aveva turbato ed affascinato e gli prometteva : “magiche sorprese”.

Ripensò ai suoi miserabili genitori che nella vita avevano sfacchinato tanto senza concedere nulla a se stessi e tantomeno agli altri… “ma sì- si disse- voglio un uovo con una magica sorpresa!”

Entrò e si permise la follia di spendere ben 50 euro, per un piccolo uovo pasquale

che gli avrebbe regalato l’emozione d’una magica sorpresa.

Tornò a casa in fibrillazione : era ansioso di conoscere la “cosa” che lo avrebbe dovuto “magicamente sorprendere”.

Cominciò subito a scartare l’uovo, strappando nastri ed etichette varie, gettò all’aria la carta argentata decorata da rametti di pesco e con un colpo secco l’uovo si aprì in due precise metà…

Ne uscirono fuori un foglietto d’istruzioni ed un sacchetto trasparente che conteneva tanti piccoli pezzetti sconosciuti, da assemblare…

Vito prese febbrilmente  il foglietto delle istruzioni e cominciò a leggere: “ Affinché la magica sorpresa, si verifichi in maniera ottimale, si consiglia di assemblare i pezzi nell’ora del tramonto, e di recarsi quindi col manufatto , sulla riva del mare”.

Il consiglio aumentò l’aspettativa e la trepidazione di Vito, che accertatosi dell’orario,

erano le 18.15, stabilì che poteva cominciare ad assemblare quei pezzi che dall’aspetto lasciavano intuire che andassero a formare una piccola barca a vela.

Infatti  in breve tempo, l’assemblaggio fu terminato e una graziosa vela, fu pronta. Ora  bisognava, come richiesto dalle istruzioni, portarla sulla riva del mare, cosa che fu presto fatta, perché Vito abitava nei pressi della marina.

Calava intanto la sera, il cielo non mostrava stelle perché coperto da larghi nuvoloni.

Appena la vela fu poggiata sull’ arena, cominciò a crescere fino a diventare una barca pronta a prendere il largo, cosa che Vito, si apprestò a fare, ma appena fu a bordo la barca cominciò…a volare. “Oh sì! Queste son magiche sorprese, davvero!- gridò nel vento, l’uomo- vola barchetta mia!”

E la barchetta, gonfia di vento superò le nubi, che viste dall’alto sembrarono un immenso tappeto volante rotolante luccicante degli ultimi raggi di sole e dei primi chiarori lunari.

Vito si sentì astronauta fra stelle e pianeti, guardò la sua Terra e : “Oh!-esclamò-quanto sei bella…”

E improvvisamente la memoria gli riportò un volto di donna, con gli occhi d’angelo e il sorriso di perla…un dolore indicibile gli strinse il petto ed il cuore, tanto che si sentì soffocare e tentò di liberarsene, portando una mano sul torace oppresso…

Cominciò a scendere rapidamente ed in un attimo si ritrovò nella sua stanza dove le due parti separate dell’uovo di cioccolato lo raccolsero richiudendosi.

Vito, fu fastidiosamente sorpreso di scoprire d’essere prigioniero d’un uovo di cioccolato.

Era diventato la sua “magica sorpresa”!

 

P.S.Il giorno dopo, la donna delle pulizie, lo trovò morto, sul suo divano, dove sembrava addormentato con una barchetta a vela tra le mani, e due metà d’un uovo di cioccolata, a terra, poco distanti dal piede destro…

 

 Lili

 

 

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giovedì, 05 aprile 2007

L'albero della Croce

Le due travi

disposte a croce

che sulle tue spalle

a sangue fustigate,

trascinasti in affanno

su quel monte...

*

Le due travi

disposte a croce

su cui fosti inchiodato

a colpi di martello

di cui l'eco,

rimbalzò di roccia in roccia

e sui selciati

di tutte le strade del mondo...

*

Le due travi

disposte a croce

dove esalasti l'ultimo respiro

implorando perdono per coloro

che "non sanno quel che fanno"...

*

Le due travi

disposte a croce,

sotto la terra bruna

allungarono radici silenziose

a succhiare nel profondo

quell'amore seminato.

E divennero albero

dalle braccia spalancate

su cui gemme gonfie

scoppiarono in verdi foglie,

in fiori, in frutti e semi.

Alleluja, mio Signore,

in tutti i cuori

in cui risorgi!

*

Lili

postato da: ciaolili alle ore 22:26 | Permalink | commenti
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giovedì, 05 aprile 2007

Madre, hai spiegato al mondo

il tuo animo lacerato

il tuo dolore profondo?

Tu taci...

non parola dici...

sei solo occhi

e in essi

sei tutta Tu

fatta dolore!

*

Anche il cielo piange

Signore...

tutto il creato

è pervaso dal dolore...

fa' presto!

Risorgi!

Lili

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lunedì, 02 aprile 2007
postato da: ciaolili alle ore 19:58 | Permalink | commenti (6)
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lunedì, 02 aprile 2007

Racconto di Lili

Profumo di orme e di fresie

Aveva parlato a lungo alla folla di poveri, reietti, diseredati.

Aveva guarito molti ammalati che avevano sperato in lui e

lo avevano atteso lungo la strada.

Molte parole d'amore erano entrate nei cuori, molte virtù

erano uscite dal suo corpo.

Ora si sentiva stanco.

Si misero in cammino per raggiungere le rive del Giordano.

S'era fatta sera e la folla che lo aveva ascoltato cominciava

a disperdersi vociando sommessamente.

" Sei stanco Rabbi, fermiamoci su questa sponda, hai il volto

pallido, tirato, segnato da solchi profondi di stanchezza..." gli

disse Simone, il suo discepolo più anziano e pratico.

Gesù non proferì parola, ma fece un cenno d'assenso.

C'era una grossa pietra lì, poco distante : si sedette a terra

poggiando la schiena verso quel masso solitario. Il piccolo

gruppo di persone che ancora lo seguiva, si fermò con lui.

Tutti si misero a sedere sulla sponda del fiume e guardando

il fluire calmo delle acque ristoratrici e fresche, si addormentarono.

Poco prima dell'alba, quando ancora nel cielo le ultime stelle,

quelle più luminose, indugiavano nel tramontare, Gesù si svegliò,

ma forse aveva solo chiuse le palpebre per riposare gli occhi

brucianti, senza mai addormentarsi veramente.

Dalle acque del Giordano spirò un soffio di vento ed in quell'alito,

si alzò e senza scuotere la terra dalle vesti, mirando l'orizzonte

lontano, se ne andò vagabondo solitario col suo carico d'amore

tanto pesante da dargli dolore.

Se ne andò con passo leggero quasi levitando ma stranamente,

quel suo andare lasciava sulla terra umida e calpestata, impronte

ben profonde ed incisive.

Simone e Maria di Magdala sfiorati e svegliati anch'essi da quell'alito

di vento, lo videro allontanarsi ma tacquero, non si mossero.

Poco dopo anche la luna rosa tramontò ed i primi raggi di luce

accesero il nuovo mattino. Nell'aria si diffuse lo stupore del profumo

di piccole fresie sbocciate nella notte, intorno alla grande pietra ed

in quella parte di sponda dove il corpo di Cristo, giacendo aveva

aveva trovato ristoro.

Si risvegliarono tutti e nessuno si dispiacque nè si sorprese

dell'assenza del Rabbi, tutti capirono in un lampo, che per ritrovarlo,

avevano da fare una sola semplice cosa : calcare le sue orme, ch'egli,

nell'andar via, aveva lasciate ben visibili, indelebili, a tutti i viandanti

della Terra, che amandolo, avessero voluto seguirlo nel cammino.

 

postato da: ciaolili alle ore 19:48 | Permalink | commenti (4)
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