
VITO LAURIA
Vito Lauria si fermò pensieroso, forse incantato , dinanzi a quella vetrina.
Era la vetrina d’un bar ed esponeva tante luccicanti uova di Pasqua, ma quello che l’aveva fermato, fu lo slogan : “ magiche sorprese”. Questa grande scritta, sovrastava tutta l’esposizione delle uova pasquali.
Ritornò a casa, un po’ turbato, sì, perché da sempre, quando qualcosa o qualcuno lo incuriosiva, si sentiva turbato. Inspiegabilmente.
Gli tornava in mente, quella scritta : “magiche sorprese…perché magiche ?- si chiedeva- pfiù! Come se la magia esistesse veramente!…”
Vito Lauria, non era un ragazzo, bensì un uomo ormai avviato ad una solitaria anzianità. Aveva 61 anni.
Lui, non sapeva di non volersi bene, non sapeva neanche se la sua immagine, riflessa nello specchio, gli piacesse o meno.
Ogni mattina, era costretto a guardarsi, per farsi la barba, ma poi, nel vestirsi già smetteva di riflettersi. In effetti lui non amava riflettersi nello specchio, ma neanche amava riflettere mentalmente, su se stesso e la sua vita.
Non gli piaceva neanche il suo nome…Vito…forse perché s’era sentito sgradevolmente chiamare troppo nella sua vita. Dal padre : “Vito!” che lo chiamava perentoriamente, per dargli ordini. Dalla madre : “ Vito! Vito!” che lo chiamava sempre due volte, con voce stridula e lamentosa, ma sempre perché si desse da fare per qualcosa che a lei servisse.
Vito era nato negli anni indaffarati del dopoguerra, figlio unico di un piccolo imprenditore meridionale. I suoi genitori erano molto impegnati nella loro piccola impresa che cominciava a consolidarsi economicamente tanto da permetter loro, ben presto, l’acquisto d’una confortevole casa, e tanto che, si sentirono “costretti” a mettere in collegio, presso i padri Scolopi della loro città, il loro unico figlio la cui presenza, impediva loro di lavorare con la massima dedizione, per la loro promettente azienda.
Anche in collegio si sentì sempre chiamare per ricevere ordini da eseguire, c’era l’ora per alzarsi, per andare in cappella a pregare, per entrare in aula e studiare, per pranzare, per riposare anche senza sentirne la necessità tanto che l’immobilità lo annientava in un malessere indicibile, insomma tutta la sua vita di ragazzo andò così, senza mai una sia pur modesta iniziativa, che fosse partita dalla sua volontà.
A diciotto anni, i genitori, lo riportarono a casa e subito, pretesero da lui, che lavorasse nell’azienda familiare, dove ora vi lavoravano una quindicina di dipendenti fra uomini e donne. Sì, anche donne, che Vito guardava con interesse e curiosità.
Nel suo ufficio, disseminato di scartoffie varie, si occupava un po’ di tutta l’amministrazione dell’azienda che ben presto sarebbe diventata tutta sua.
Ogni fine mese, i dipendenti, in rispettosa fila, entravano per ricevere il sospirato salario che era sempre al di sotto di quanto era stabilito dal contratto nazionale.
“E’ così, che è possibile farsi un po’ di soldini” dichiarava meschinamente il suo papà, volendolo ammaestrare per il futuro, ma intanto, Vito, aveva posato lo sguardo su di una nuova dipendente, dal sorriso di perla, e gli occhi d’angelo. Ne era rimasto abbagliato, ma quando decise di attenderla all’uscita dal lavoro, “Vito!” urlò il padre, “La consegna dei nostri prodotti ha subito un contrattempo : un guasto al motore, tiene fermo il camion sulla via provinciale, devi subito raggiungerlo in macchina perché l’autista provveda a far riparare il guasto al più presto e la consegna non subisca ulteriori ritardi” …quindi non ci fu possibilità di scelta : agli ordini del padre non avrebbe mai osato soprassedere.
I suoi genitori, invecchiando, consolidarono sempre più, l’abitudine d’orientare il loro sguardo lì, dove era diretto lo sguardo del loro amato “pupillo”, per cui fu sempre facile cogliere sul nascere, un interesse per qualche ipotetica moglie.
Una volta il padre ebbe a dirgli : “Non vorrai portare un’estranea in casa, spero…”
E gli anni passarono, tra fatture e bolle di consegna, preventivi e bilanci consuntivi,
buste paga, progetti di ristrutturazioni ed ampliamenti…
Era sempre lì, Vito, un po’ più vecchio, un po’ più bianco , gli occhiali sul naso, la bocca pallida e smorta con quel tanto di saliva indurita agli angoli della bocca, come di chi non conosca bacio d’amore…
Il giorno d’un anno qualunque il babbo morì sul lavoro, stroncato da un infarto e la mamma, affetta da demenza senile ancora con voce stridula lo chiamava ripetutamente : “Vito…Vito…”
Poi, anche lei tornò alla casa del Padre Nostro. Senza rendersene conto, Vito si sentì libero di respirare.
Ma era pur sempre un insicuro.
Infatti , ripensando alle uova pasquali con la magica sorpresa, non sapeva decidersi se regalarsene uno. Era stato cresciuto nella più stolida avarizia dei suoi genitori, quindi era impensabile per lui, spendere danaro per qualcosa di fatuo come un uovo di cioccolato, pur possedendo ormai, una notevole fortuna.
Ma, una forza sconosciuta lo ricondusse in quella via, davanti alla vetrina di quel bar, dove una scritta lo aveva turbato ed affascinato e gli prometteva : “magiche sorprese”.
Ripensò ai suoi miserabili genitori che nella vita avevano sfacchinato tanto senza concedere nulla a se stessi e tantomeno agli altri… “ma sì- si disse- voglio un uovo con una magica sorpresa!”
Entrò e si permise la follia di spendere ben 50 euro, per un piccolo uovo pasquale
che gli avrebbe regalato l’emozione d’una magica sorpresa.
Tornò a casa in fibrillazione : era ansioso di conoscere la “cosa” che lo avrebbe dovuto “magicamente sorprendere”.
Cominciò subito a scartare l’uovo, strappando nastri ed etichette varie, gettò all’aria la carta argentata decorata da rametti di pesco e con un colpo secco l’uovo si aprì in due precise metà…
Ne uscirono fuori un foglietto d’istruzioni ed un sacchetto trasparente che conteneva tanti piccoli pezzetti sconosciuti, da assemblare…
Vito prese febbrilmente il foglietto delle istruzioni e cominciò a leggere: “ Affinché la magica sorpresa, si verifichi in maniera ottimale, si consiglia di assemblare i pezzi nell’ora del tramonto, e di recarsi quindi col manufatto , sulla riva del mare”.
Il consiglio aumentò l’aspettativa e la trepidazione di Vito, che accertatosi dell’orario,
erano le 18.15, stabilì che poteva cominciare ad assemblare quei pezzi che dall’aspetto lasciavano intuire che andassero a formare una piccola barca a vela.
Infatti in breve tempo, l’assemblaggio fu terminato e una graziosa vela, fu pronta. Ora bisognava, come richiesto dalle istruzioni, portarla sulla riva del mare, cosa che fu presto fatta, perché Vito abitava nei pressi della marina.
Calava intanto la sera, il cielo non mostrava stelle perché coperto da larghi nuvoloni.
Appena la vela fu poggiata sull’ arena, cominciò a crescere fino a diventare una barca pronta a prendere il largo, cosa che Vito, si apprestò a fare, ma appena fu a bordo la barca cominciò…a volare. “Oh sì! Queste son magiche sorprese, davvero!- gridò nel vento, l’uomo- vola barchetta mia!”
E la barchetta, gonfia di vento superò le nubi, che viste dall’alto sembrarono un immenso tappeto volante rotolante luccicante degli ultimi raggi di sole e dei primi chiarori lunari.
Vito si sentì astronauta fra stelle e pianeti, guardò la sua Terra e : “Oh!-esclamò-quanto sei bella…”
E improvvisamente la memoria gli riportò un volto di donna, con gli occhi d’angelo e il sorriso di perla…un dolore indicibile gli strinse il petto ed il cuore, tanto che si sentì soffocare e tentò di liberarsene, portando una mano sul torace oppresso…
Cominciò a scendere rapidamente ed in un attimo si ritrovò nella sua stanza dove le due parti separate dell’uovo di cioccolato lo raccolsero richiudendosi.
Vito, fu fastidiosamente sorpreso di scoprire d’essere prigioniero d’un uovo di cioccolato.
Era diventato la sua “magica sorpresa”!
P.S.Il giorno dopo, la donna delle pulizie, lo trovò morto, sul suo divano, dove sembrava addormentato con una barchetta a vela tra le mani, e due metà d’un uovo di cioccolata, a terra, poco distanti dal piede destro…
Lili