venerdì, 27 novembre 2009

Albero

 

Ti ho visto, albero,

sul fianco roccioso

della montagna

estenderti in bilico

il tronco spaccato

come cuore dilaniato.

Ho sentito le tue radici

spingersi nelle profondità

degli strati, a cercare la terra

nella difesa estrema

del dono della vita.

Ho sentito la tua sfida

al vento al gelo alla tempesta

e la tua voce: “ Anche così

mio Dio…sì…anche così!”

T’ho visto solitario

eremita ed asceta

incurante dell’abisso,

proteso verso l’alto infinito

alla ricerca di Dio,

sul fianco della montagna

rocciosa cattedrale,

guglie avvolte

nella nebbia del silenzio.

 Lili

*

Può capitare di cercare al di fuori di noi la voglia di vivere;

Bisogna invece cercarla dentro di noi. Lili

postato da: ciaolili alle ore 19:23 | Permalink | commenti
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venerdì, 20 novembre 2009

Contemporaneità

Mentre il vento

disperde

con moti dispettosi

le foglie gialle,

il cuore raccoglie

le note disperse

nell’aria

d’una canzone amata

e le conserva.

Lili

*

C'è un universo infinito fuori di me.

C'è un universo infinito dentro di me. Lili

 

 

postato da: ciaolili alle ore 19:41 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 18 novembre 2009

QUESTA ROSA

 

Questa rosa fulgente

che da un bicchiere d’acqua

il suo profumo espande,

non è una rosa…

è un sentimento.

Questa rosa speciale, fragrante

colta nel giardino dei pensieri miei

non è una rosa come tante:

non durerà un sol giorno,

non è fiorita per morire

in un lontano ricordo.

Questa rosa, rossa come il fuoco

vivido, d’un vivido tramonto,

che sta lì, davanti alla tua foto

coi suoi petali folti,rugiadosi…

non è una rosa…

è lo scrigno della mia tristezza.

Questa rosa fresca silenziosa,

unica,nella sua unica bellezza

che fa di lei, tra i fiori,la regina

non è una rosa…

è il mio messaggio che tu intendi,

amore.

 

 Lili

*

C'è il silenzio che innalza preghiere,

quelle più semplici e vere. Lili

 

 

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venerdì, 13 novembre 2009

La musica…

 

La musica tacque.

E il silenzio giunse

imbarazzante

come una smemoria.

E vani furono

i tentativi

di parole nuove.

Quelle vecchie

s’erano perdute

fra neuroni scollegati.

A meno che lui/lei

non avesse voluto,

fra le poche

rimaste registrate

su eroiche sinapsi

avventurose,

scegliere fra le superstiti,

quelle più comuni.

Per esempio: “mi manchi”

e basta.

Ma questo non avvenne.

E il silenzio rimase

imbarazzante ed irrisolto

come una improvvisa smemoria

di parole cercate,perdute.

 

Lili

C'è il silenzio che divide là dove ci sono rancori

e il silenzio che unisce e che lascia parlare

gli sguardi ed i gesti d'amore.

 

postato da: ciaolili alle ore 14:54 | Permalink | commenti (5)
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giovedì, 05 novembre 2009

NOVEMBRE

 

Novembre vai cancellando

lo splendore dell’autunno

e gli ultimi giorni chiari

che m’ allietavano l’animo.

 

Con le nuvole bigie

hai nascosto le stelle,

sassi inutili e vani

dispersi nello spazio

come piccoli pianeti senza vita.

 

Roteano nel cielo profanato,

nembi saettanti ;

piovosi inondano le colline nude

trascinando fango

tra ulivi annosi e contorti

dai tronchi spaccati

che resistono al vento

parlando alle querce

spogliate ed ai ciclamini

del sottobosco buio e silente.

 

Novembre dei crisantemi e dei morti

dei cimiteri affollati di gente

di fievoli lumini e di preghiere

accendi camini di legna bagnata

e mandi scintille dai comignoli neri.

 

Novembre di fatiche e pensieri,

di aghi di pini sotto  passi crepitanti,

di foglie rosse morte macerate

 di nebbie come  rimpianti

di persone mai  dimenticate.

 

Novembre di fascine affastellate

nei boschi di castagni fronzuti

con mani dure callose contadine;

di focolari ed odori perduti

tra strade silenziose di colline

e passi pensosi solitari e muti.

 

 

Liliana Batà  2 novembre 2009

 *

Nella vita quasi sempre giunge un momento in cui

si ha bisogno di chiedere.

Non farlo è solo un inutile gesto di superbia. Lili

 

 

 

 

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lunedì, 02 novembre 2009

Per ALDA MERINI

 

Ventuno marzo:

la primavera ti fu madre

ed in quell’anno

fosti il fiore più bello.

 

Come Proserpina nascesti lieve

col sorriso di chi

nell’anima serba

solo profumi d’erba

campi di fiordalisi

vividi colori di poesia.

 

Come Ade innamorato,

negli Inferi

ti sospinse fragile,

la tua malinconia.

 

La tua voce sommessa

fu un canto triste e innamorato della vita.

Parole silenziose gridate

nel rimpianto dell’amore

che cercasti testarda.

 

Ventuno marzo:

la primavera ti fu madre

e sempre rifioristi.

Sbocciasti profumata

sempre

in petali sottili e folti

in chioma scarmigliata.

 

Liliana Batà-

 

postato da: ciaolili alle ore 21:06 | Permalink | commenti (2)
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lunedì, 02 novembre 2009

Per ALDA MERINI

 

Ventuno marzo:

la primavera ti fu madre

ed in quell’anno

fosti il fiore più bello.

 

Come Proserpina nascesti lieve

col sorriso di chi

nell’anima serba

solo profumi d’erba

campi di fiordalisi

vividi colori di poesia.

 

Come Ade innamorato,

negli Inferi

ti sospinse fragile,

la tua malinconia.

 

La tua voce sommessa

fu un canto triste e innamorato della vita.

Parole silenziose gridate

nel rimpianto dell’amore

che cercasti testarda.

 

Ventuno marzo:

la primavera ti fu madre

e sempre rifioristi.

Sbocciasti profumata

sempre

in petali sottili e folti

in chioma scarmigliata.

 

Lili

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lunedì, 26 ottobre 2009


 

                        La grotta di cristallo
 
             So di non essere originale ma sincera sì quando dico che la vita l’avverto come un grande libro fatto di tanti capitoli.
             Quando iniziò per me il capitolo del lavoro, era l’estate del 1962, io avevo vinto il concorso magistrale, a Napoli c’erano state alcune scosse di terremoto, Milva cantava “Quattro vestiti,” Modugno aveva vinto ancora il festival di Sanremo, imperversavano Mina e Celentano, Kennedy aveva scoperto che a Cuba c’erano delle postazioni di missili russi puntati contro gli U.S.A., il Concilio voluto da Giovanni XXIII stava cambiando la storia della Chiesa…e tanti tanti eventi belli e brutti agitavano come sempre il mondo, ma io quell’estate ero felice, abbronzatissima perché amavo il mare di Posillipo (spiaggia Sea-Garden), e poco disposta a crucciarmi; ero felice perché di lì a poco avrei iniziato la mia carriera d’insegnante nelle scuole elementari (be’ forse carriera è un po’ esagerato dire, visto che maestra ero e maestra sono rimasta).
Ah! Vorrei aggiungere anche che in quel tempo quando ci si sposava, in Chiesa bastava dire un quanto mai brevissimo sì, la donna doveva seguire il marito ovunque ritenesse fissare la sua dimora, se metteva le corna al marito andava in prigione e invece se le corna le aveva lei il marito non andava in prigione.
Fatte queste premesse aggiungo quindi che il fatto d’essermi conquistata una sia pur modesta autonomia economica mi rendeva fiera; mi preparai dunque a trasferirmi ad Agerola, mia prima sede di titolarità ove ero obbligata a risiedere.
Agerola è una incantevole cittadina,( fino ad allora per me sconosciuta) composta da quattro frazioni: Pianillo, Bomerano, Campora, San Lazzaro, si trova a 600 metri dal livello del mare e sovrasta parte della incomparabile costiera amalfitana.
Ma perché, tra le tante sedi in cui ho insegnato,sto parlando proprio di Agerola? Non so, forse perché fu la mia prima sede, il mio primo allontanamento da casa, la prima volta in cui mi sentivo completamente autonoma (il mio fidanzato, poi diventato mio marito, mi aveva detto : scegli: o me o il lavoro)…sta di fatto che ora che son tornata ad un ritmo di vita più lento ed anche più noioso, mi colgono frequenti “flash-back” (direbbero i nostri “colonizzati”giovani) su quel mio primo anno di scuola e mi rivedo dinanzi all’edificio scolastico di San Lazzaro, tra colleghi accoglienti a fare conoscenza dei miei scolaretti di seconda e qui mi ritorna in mente quella giovane signora dal volto segnato da una profonda tristezza che giungeva spingendo in una carrozzella una bella bimba dagli occhi scuri e dai folti capelli bruni e ricci; la bimba, figlia di un professionista locale, aveva subìto l’insulto della poliomielite ed aveva perduto l’uso delle gambe. Colsi il dolore di quella mamma…a quel tempo i bambini erano meno fortunati: non c’era ancora il vaccino del dottor Sabin.
Quell’inverno fu eccezionalmente freddo, a Napoli la temperatura scese di qualche grado sotto lo zero e ad Agerola arrivò intorno ai quindici gradi sotto zero; io ricordo molte notti insonni per il freddo, tutta Agerola si ricoprì di neve, l’acqua si gelò nelle condutture, al mattino quando entravo in bagno trovavo moccoli di ghiaccio pendenti dallo sciacquone.
A scuola vennero gli zampognari per la novena di Natale ed al suono di quelle zampogne ,in uno scenario bianco di neve io mi sentivo parte di un presepe vivente dove i pastori che si recano alla grotta per adorare il Signore, eravamo noi tutti, bambini ed adulti.
Ogni sabato tornavo a casa, un’ora e mezza di curve per scendere dalla montagna innevata e giungere a Castellammare, un’ora di treno per arrivare a Napoli. Il lunedì uscivo quando ancora c’erano le stelle in cielo per fare il tragitto inverso. Ma nulla mi pesava, perché io facevo il più bel mestiere del mondo, la maestra.
Ricordo lunghi pomeriggi a disegnare e preparare cartelloni, a dare ripetizioni( gratis) a qualche alunno da recuperare, e serate davanti al grande camino anzi quasi dentro al camino per cui la mia persona impregnandosi di fumo del legno bruciato, odorava di provola affumicata. Non posso non ripensare con affetto i cari colleghi Acunto che mi ospitarono e che subito imparai a stimare sia per il loro impegno professionale sia per le qualità umane.
Mentre racconto mi accorgo che tanti ricordi si affollano e spingono per farsi largo e mettersi in luce, un po’ come fanno i bambini quando la maestra chiede qualcosa che li tocca emotivamente e pretendono d’essere ascoltati parlando tutti insieme, per cui sono costretta a dire portando un dito davanti alla bocca: sss…silenzio! Però voglio dar voce ad un ultimo splendido, superbo ricordo: a quella mattina di lunedì di un gelido mese invernale in cui il pullman percorrendo l’ultimo tratto della montagna imboccò il solito breve traforo oltre il quale si esce in Agerola e qui la Natura ci aveva preparato una magìa per stupirci tutti: la galleria appariva affollata da enormi fantasmi bianchi: erano grosse stalattiti e stalagmiti di ghiaccio formatesi durante la notte che conferivano alla grotta un fascino ed una bellezza sorprendenti. Il nostro maggior quotidiano del sud, il “Mattino” ne pubblicò una bellissima foto in prima pagina, intitolandola: ”La grotta di cristallo”.
 *
Napoli- inverno 2000
Lili
 
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martedì, 20 ottobre 2009

‘A canzona ‘e l’autunno

Me sta trasenno

dint’ a l’anema

st’autunno,

e so’  ‘na foglia gialla

scippata d’ ‘o viento,

e so’ ramo

e n’albero spugliato.

 

So’ musica e canzone

so’ ballo ncopp’ all’onne

e n’auciello migratore.

 

Songo ‘o culore

‘e tanta petali arruffati,

profumme ‘e l’urdeme

sciore ‘e chesta vita.

 

So’ nuvola grigia e ghianca

ca sbarèa p’ ‘o cielo

e quanno po’ se stanca

scenne comm’a nu velo

e chiagne ncopp’’a terra.

 

E quanno sarrà vierno

ca tutto ‘o friddo porte,

allora sarragge neve silenzio

…. e morte.

 

Giesù…

comme me sta trasenne

dint’ ‘a l’anema

‘st’ autunno…

 

Lili

Il silenzio è prezioso quando dentro te

non c'è solitudine. Lili

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

       

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domenica, 18 ottobre 2009

Passeggiando
 
Nel verde del fogliame
pendono già mature, le arance
d’un intenso giallo.
Fioriscono ancora
le rose nei giardini
e le strade son lucide
di umida nebbia sottile
che va sciogliendosi presto
sotto le carezze dell’ultimo sole.
Corre la gente in affanni,
chiusa in metallici abitacoli angusti,
su ruote che han fretta d’arrivare
per chiudersi ancora
in spazi brevi senz’anima.
Si perde -povera!-
il godimento sconosciuto
di passi lenti
fatti a battito di cuore
a respiro queto di polmoni
a occhi nuovi di profondità toccate.
Si perde –povera!-
quest’odore di terra bagnata
coperta di foglie rossastre macerate
e il brivido risolto in un sorriso
di caldarroste fumanti
tra le mani a conca.
*
Lili
E' possibile crescere spiritualmente, in tutte le diverse età
della nostra vita. Basta solo volerlo. Lili

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